Luigi Notarnicola.La nostra intervista

Settembre 5, 2023
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Luigi Noranicola Lick

Luigi Notarnicola nasce a Mottola (Ta) nel 1981. Dal 2007 al 2011 si trasferisce a Roma e segue corsi di visual design, tipografia e fotografia. Conclusi gli studi all’Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie di Roma, collabora con agenzie di comunicazione. Tornato in Puglia, per qualche anno continua a dedicarsi alla comunicazione visiva per poi abbandonare la professione e immergersi nella ricerca artistica. Nelle sue opere Luigi Notanicola alterna l’arte digitale alla pittura, il mouse al pennello, la riproduzione industriale alla singola opera artigianale.  Le immagini rappresentate si concretizzano nella mente come segni iconici, senza sfumature, dettagli o artifici e, dopo un lungo processo di messa a fuoco, emergono pochi elementi, tutti necessari.

Ciò che colpisce in Luigi Notarnicola non è soltanto l’originalità che caratterizza la sua produzione artistica, ma quanto le sue opere siano fatte di un contenuto manifesto ed uno latente e ogni sua opera sia l’uno e l’altro e molto di più della somma dei due.

Lo abbiamo raggiunto per un’intervista.

Luigi qual è il tuo background e come ti sei avvicinato all’arte?

Disegno da sempre, ma altri interessi e pressioni sociali mi hanno portato fuori strada: liceo scientifico, laurea in economia e lavoro in uno studio di consulenza finanziaria. A ventisette anni ho cambiato tutto e, mosso da una diversa consapevolezza, ho ripreso matite e pennelli, sono andato a Roma dove, terminati gli studi presso l’accademia delle Arti e delle nuove tecnologie, ho lavorato nell’ambito della progettazione grafica e della comunicazione visiva: Arte digitale, disegno di caratteri tipografici, sperimentazione di carte e tecniche di stampa hanno rappresentato la mia quotidianità.

La dimestichezza con immagini e tecnica hanno fatto da base a un desiderio di espressione più profondo: nel 2018 ho deciso di passare dal progetto su commissione al progetto artistico e personale.

Nelle tue opere alterni arte digitale, pittura, mouse e pennello, come avviene la composizione di un tuo quadro?

Ogni quadro racconta con metafore emotive alcune situazioni, sensazioni che ho vissuto o che ho percepito da altre persone attraverso fatti di cronaca o contingenze sociali. Queste sensazioni, attraverso un processo di sintesi, vengono messi a fuoco nella mia mente e poi abbozzati su carta, diventando soggetti in cerca di una giusta collocazione di supporto-spazio-tecnica-colore.

Utilizzo un ampio ventaglio di soluzioni per far emergere questo lavoro, ma sento di stare bene con tela e pennelli. Approcciarmi a tele di medio e grande formato, utilizzando una tecnica lenta e meticolosa, mi porta necessariamente a perdermi nel tempo. Si crea un rapporto viscerale tra corpo e opera. Qui tutto il resto si opacizza.

Sul tuo profilo instagram scrivi: La sostanza mi scandalizza. Ironizzo con la forma. Cosa è per te l’ironia e in che modo la porti nella tua arte?

Ci sono temi che rischiano di non essere affrontati perché complessi e intimi, argomenti o giudizi personali che il pudore rende inaccessibili e non condivisibili. L’ironia, unita a immagini ermetiche, mi consente di spingermi in questioni personalissime, farne concetto per renderle partecipate.

L’ironia è uno spazio in cui riesco a muovermi senza intralci e impacci, una zona franca dove avanzare le mie più serie provocazioni per scalfire gli obiettivi/mostri a cui non riesco o non voglio dare un nome.

Inoltre considero l’ironia un appiglio stilistico e concettuale attraverso cui instaurare una sintonia, a ghiacci sciolti, con il mio pubblico, un setaccio per parlare a chiunque sapendo di arrivare solo a chi resterà coinvolto.

È uno degli ingredienti più delicati del mio lavoro. Non posso abusarne.

Ormai tutto è basato sull’immagine e sull’apparire. Ti scandalizza di più la superficialità o la presunzione ?

Probabilmente è stato sempre così, ma l’iper-connessione e l’iper-visibilità di questa società fatta di super-profili, ne ha accentuato i tratti più crudeli. Ne emerge un abuso di superficialità e presunzione, qualità che spesso coesistono.

Tra queste la superficialità assume un ruolo più sconveniente poiché, dal lato “creazione” contribuisce ad alimentare proposte viste e riviste, spesso non determinanti neanche per chi le (ri)concepisce e utili solo a nutrire una griglia di immagini fini a se stesse.

Dal lato “osservazione”, la mancanza di vero interesse per gli argomenti e la conseguente incapacità critica su quello che si osserva, decreta un vacuo giudizio in cui si celebra la presunzione.

Quanto è difficile oggi per un giovane talento trovare uno spazio nell’arte e vivere del proprio lavoro?

Lavorare come artista emergente significa adoperarsi su molti fronti: creativo, comunicativo e commerciale. Concentrarsi esclusivamente sulla creazione/sperimentazione è un privilegio che non appartiene a coloro che percorrono queste vie, almeno nella mia dimensione.

È necessario essere “ispirati” nel nucleo e determinati sul guscio. Ma la determinazione innaturale può creare disturbo e rumore togliendo energia e tempo alla riflessione che è il principio di ogni nostra convinzione.

Avere tempo per mettersi in discussione, sperimentare, sbagliare e buttare mesi di lavoro per far emergere solo le idee in grado di elevarci – il tutto in nome del nostro credo artistico – diventa più spesso utopia.

Cosa è per te Pop?

Il Pop è un luogo comune, lo spazio legittimo che ospita la mia produzione, non solo per il risultato visivo o per l’approccio progettuale, quanto per il bacino di stimoli da cui traggo ispirazione.

Viviamo in un’epoca in cui i social network scandiscono le interazioni tra le persone, in cui i contenuti intimi diventano in un solo istante virali, condivisi, popolari.

Il pop in questo senso è la cultura della velocità di lettura e di scrittura a cui una società si è abituata ad agonizzare.

La frenesia della comunicazione instantanea ci porta ad impegnare la nostra attenzione e, di riflesso, cerco un contrappeso di facile accesso, aperto all’attuale modo di comunicare elaborando immagini semplici e sintetiche: Pop.

I nuovi strumenti di messaggistica e i social hanno cambiato la comunicazione tra le persone. Questo ha influenzato anche me.

Progetti futuri?

Non ho progetti futuri definiti, sono concentrato su alcuni acrilici da completare e devo dar conto ad alcuni soggetti che attendono “il visto” per comparire su tela.
Del futuro c’è solo una piccola alba di quello che sarà il mio ambiente artistico, gli spazi concettuali su cui intendo muovermi, una dimensione in cui unire l’opera bidimensionale alla fisicità della scultura.
Ho raccolto appunti per la produzione di opere in ferro, cemento e tufo, le basi per una nuova sperimentazione.

Alcune delle opere di Luigi Notarnicola sono in vendita presso la Galleria Pavart in Roma. A dicembre 2023 Luigi Notarnicola ha partecipato alla collettiva “Rojo” di cui vi abbiamo parlato qui.

Contatti
Luigi Notarnicola
via De Curtis,
74017 – Mottola
320.96.33.337
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Photo credits Luigi Notarnicola

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