Stefano Bolcato. Universo Lego

Gennaio 4, 2024
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Stefano Bolcato

Stefano Bolcato la nostra intervista

Le opere di Stefano Bolcato, i suoi Lego, dall’indiscutibile anima pop, sono al centro di tre mostre allestite a Bologna a Palazzo Belloni, a Milano al Museo della Permanente, a Reggio Calabria presso la Pinacoteca Civica oltre ad una, appena conclusasi, ad Arezzo presso la Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, quest’ultima una vera e propria antologica comprendente diverse opere appartenenti al periodo iniziale dell’artista. Nella produzione artistica di Stefano Bolcato un messaggio di universalità, che proprio per l’elemento ludico che caratterizza l’artista, affascina un pubblico molto vasto. Non soltanto dipinti;  l’artista espone anche una selezione di stampe fine art, molto curate, su carta cotone, le cui cornici, realizzate artigianalmente , richiamano i celebri mattoncini.

Abbiamo incontrato Stefano Bolcato per una intervista nel suo studio romano. Tanti schizzi e disegni preparatori, libri d’arte (tra i suoi artisti preferiti c’è Afro), un carrello con tanti pennelli e colori e una bellissima luce naturale che filtra da grandi vetrate ad illuminare il tutto.

Stefano come sono strutturate le tue mostre?

Da diversi alcuni anni sono più composite e presentano una selezione di opere uniche e parallelamente una sezione di grafiche, il cui processo di realizzazione è curato personalmente da me, che stanno riscontrando molto successo e che permettono di avere una panoramica più ampia del mio lavoro. I soggetti vanno dalla Regina Elisabetta, ai “Radiant Baby” di Keith Haring , ai volti più classici del Ghirlandaio, della Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, che passando dalle mie mani, ne escono  rivisitati in chiave pop.Un gioco che non ho mai smesso di fare, da quando, da bambino, passavo giornate intere con i miei mattoncini.

Nei tuoi quadri, le figure e la composizione sono da te costruite secondo uno schema che ricorda ciò che  avviene nell’assemblaggio di un Lego…

Si, il lavoro preparatorio alla realizzazione dell’opera è esattamente ciò che avviene quando si assembla un Lego. Si parte da un’idea, che man mano prende forma, si arricchisce di nuovi particolari, si provano gli accostamenti, le ambientazioni diventano sempre più precise nei dettagli. E’ ciò che caratterizza l’artista: un lavoro di rivisitazione, di costruzione, di assemblaggio appunto.  Attraverso una chiave di lettura personale. Si parte da un soggetto che poi viene reinterpretato e rivisto attraverso un filtro, quello dell’immaginazione, del vissuto, di quanto appartiene ad una sfera emozionale privata e infine viene restituito allo spettatore che a sua volta si immedesima o si rispecchia in quell’opera ed aggiunge un ulteriore elemento, quello della rilettura in chiave personale.

Esiste una parte di te che è rimasta a quando eri bambino e giocavi con i tuoi mattoncini?

Si, è così. Ciò che anima il mio lavoro è lo stesso piacere di quando da bambino mi appassionavo a costruire mattoncino dopo mattoncino la mia composizione.

Un lavoro artigianale di costruzione dell’opera, che non è soltanto finalizzato alla realizzazione del quadro o della stampa ma che prosegue nella cornice creata appositamente a mano , con un esplicito richiamo

Si infatti le cornici sono realizzate artigianalmente (InQuadro Cornici) e si accompagnano perfettamente all’opera, contengono inoltre un esplicito riferimento al mondo dei Lego, raccontano la pazienza e l’amore per il legno di chi le realizza. Hanno dietro una loro storia esattamente come il fondatore dei Lego: Olek Kirk Kristiansen, figlio di una famiglia di agricoltori molto povera che diventato falegname, fonda la sua fabbrica di giocattoli. Il nome Lego, da lui scelto, richiama l’espressione danese Leg Godt che significa giocare bene. Ed è in effetti un giocare bene, sia per gli adulti che per i bambini, un modo di esprimersi dando spazio alla fantasia, alla creatività, e all’immaginazione;  a cose quindi che oggi sembrano aver perso importanza. Ed invece sono necessarie.

Le tue opere sono molto pop, molto moderne ma le possiamo ammirare in location molto istituzionali, oltre a quelle sopra citate, hai esposto al Museo Archeologico di Salerno, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma, sempre nella Capitale a Palazzo Bonaparte, a Bologna a Palazzo Albergati. Che significato e che importanza ha questo per te?

Il fatto che le mie opere siano esposte in Musei, Fondazioni, luoghi di cultura più classici, sicuramente esprime ciò che secondo me dovrebbe essere l’arte: quindi non un insieme di compartimenti stagni incomunicabili tra loro, divisi in base all’epoca, allo stile o anche alla forma d’arte stessa che l’artista produce, ma un universo in cui è possibile e necessario sperimentare la contaminazione. La Queen Elizabeth, se vogliamo tra i personaggi più pop del nostro secolo, realizzata stile Lego che guarda lo spettatore dalle austere o rigorose sale di un Museo all’interno del quale sono transitati secoli di storia è quanto di più attuale e comunicativo possa accadere ed inoltre riesce così ad avvicinare all’arte anche i più giovani o fasce di pubblico che non ci aspetteremmo tra i visitatori abituali. Si stabilisce quindi un legame particolare tra le opere e lo spettatore, piccolo o grande che sia, e questo accade sia con la Regina Elisabetta, ma può accadere anche con un quadro stile Lego ispirato al Ghirlandaio o a Piero della Francesca o a Caravaggio.

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