Pennyboy. La nostra intervista

Aprile 13, 2024
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Pennyboy

Artista di grande talento, Pennyboy ha esposto in Italia, negli States, a Ibiza, ora è a Monaco di Baviera per partecipare ad ARTMUC, la più importante fiera d’arte contemporanea della Baviera che con una media di 45.000 visitatori ad edizione si conferma l’appuntamento più atteso per collezionisti e appassionati da tutto il mondo. Lo abbiamo raggiunto proprio a Monaco per una intervista.

Pennyboy a Monaco

Pennyboy quali sono i materiali che preferisci?

Senza dubbio i metalli: ferro, alluminio, D-bond. Mi riferisco ai fogli naturalmente, quindi sottilissimi in modo da poter essere modellati ottenendo proprio l’effetto che voglio realizzare. In passato ho sperimentato anche altre forme, ho creato installazioni e collages, opere su tela; sono serviti molti anni di ricerca e sperimentazione per trovare il mezzo espressivo più adatto a me e al mio essere artista. Ciò che più amo dei metalli è la capacità di riflettere la luce, o meglio di far cadere la luce, attraverso le pieghe, esattamente nel punto in cui, costruendo l’opera nella mia mente, avevo desiderato vibrasse, rendendo unico, originale e dinamico il risultato finale.

Pennyboy

Come viene la lavorazione dei materiali?

Il distruggere è alla base del mio processo creativo. Prendo una lastra e attraverso il fuoco o il calore e un grande lavoro fisico, inizio a modellarla. Durante questa fase sembra proprio che io ingaggi una vera e propria lotta con il materiale per piegarlo alla mia idea creativa; questa è la fase sicuramente più faticosa ma al tempo stesso più appassionante; l’intento è quello di rendere quella lastra deteriorata, piegata a forza dal tempo e dalla vita stessa. Un’idea nichilista in cui l’artista distrugge per poter ricreare.

La tua arte Pennyboy è profondamente influenzata dalla punk culture, cosa è che maggiormente ti affascina di quel periodo?

La mia arte è profondamente influenzata dal punk. Sono cresciuto con questa cultura che fin dall’ adolescenza ha influito sulle mie scelte musicali, nel modo di vestire, in un certo atteggiamento di approcciarmi alla società. Nella mia arte questa passione è evidente per un certo uso dei colori, dei materiali, di forme molto nette e taglienti, nell’utilizzo di linee dritte che volutamente sono scelte per arrivare al mio interlocutore e al pubblico in modo diretto, immediato, senza inutili giri superflui. Un’arte, la mia quindi che, come il punk, comunica senza parlare. Anche la scelta dei personaggi che animano le mie opere spesso proviene proprio da lì. Sin da piccolo sono stato affascinato da personaggi più tetri, a partire dai villain della Disney, per arrivare a personaggi che incarnano positivo e negativo, anche e soprattutto, i lati più nascosti e oscuri dell’animo umano.

Spesso le tue opere contengono un riferimento all’arte di Lucio Fontana. Quale elemento della sua arte trovi ancora così attuale?

Grazie al mio maestro Gianpaolo Berto, grande appassionato di spazialismo, ho avuto modo di comprendere quanto il mio modo di fare arte abbia in comune con questa corrente artistica: penso ad esempio a quel modo di andare oltre alle dimensioni della tela oltre i confini ristretti di una superficie predefinita per volersi quasi avvicinare allo spettatore, circondarlo e avvolgerlo in uno spazio senza tempo.  Le pieghe nel metallo ne sono la prova più evidente: sono tridimensionali, dirette verso l’osservatore. Un’altra analogia è nei tagli: ho creato questa serie di opere Fontana 2.0 con la zip, in cui la lastra tagliata ha la zip che rappresenta al tempo stesso un esplicito riferimento alle chiusure lampo della cultura punk.

Per contattare l’artista su instagram qui

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Qui per la nostra interview allo streetartist Dreamplus

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