Nirvana La vera storia di Nevermind

Settembre 26, 2023
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foto in primo piano di Kurt Cobain sott'acqua

Quando venne pubblicato nel 1991, Nevermind dei Nirvana provocò uno tsunami nel mondo della musica, portando il rock alternativo nel mainstream e quasi da un giorno all’altro rese i Nirvana la band più famosa del tempo. Il disco ha venduto oltre 30 milioni di copie ed è considerato uno degli album più grandi di tutti i tempi.

Parte del successo di Nevermind è dovuto quasi certamente alla sua incredibile copertina, creata da Robert Fisher, considerata un modello di design, e oggi parte integrante della collezione del MoMa di New York

Prima dell’uscita di Nevermind, i Nirvana erano una band essenzialmente sconosciuta e Fisher era un neolaureato qualsiasi che lavorava alla Geffen Records. 

E’ lo stesso Fisher a spiegare cosa accadde:

“Ero stato assunto come designer subito dopo la scuola d’arte e riuscii abbastanza in fretta a raggiungere la posizione di direttore artistico. Ero emozionato quando seppi che Geffen avrebbe prodotto i Nirvana, quindi andai a chiedere se potevo lavorarci. Nessuno dell’etichetta discografica immaginava che l’album avrebbe generato un simile impatto; ma una volta ottenuta la copia anticipata della cassetta, ne rimasi sbalordito.

Dopo l’incontro con la band, Fisher apprese che Kurt Cobain aveva già una visione per la copertina.

“Kurt voleva che un bambino nascesse sott’acqua. In quel tempo, prima di Internet, ti dovevi necessariamente recare alla libreria locale, sfogliare i libri sul parto e cercare di trovare una foto possibile. Ed è quello che feci. Ma non riuscii a trovare nulla, tutte le immagini erano troppo grafiche per poter essere utilizzate.

Dopo aver escluso l’idea del parto, Fisher iniziò a esplorare altre opzioni con i bambini sott’acqua. Ma si rese conto che l’immagine aveva bisogno di qualcos’altro.

“Abbiamo pensato ‘Ok, dobbiamo pensare a un qualcosa di più di un semplice bambino ‘sott’acqua’. Kurt ebbe l’idea di aggiungere un amo da pesca per renderlo più minaccioso. Abbiamo trascorso il pomeriggio seduti a pensare a tutte le cose divertenti che avremmo potuto mettere sull’amo: un pezzo di carne, una grande bistecca cruda, oppure un CD o qualcosa che simboleggiasse la musica… Siamo andati a pranzo e ci siamo detti ‘Che ne dici di un burrito?’ “Oh, c’è un cane, che ne dici di un cane?” … questo botta e risposta è andato avanti per ore. Non ricordo chi abbia detto banconota da un dollaro, ma tutti erano più o meno d’accordo. Il problema con l’intero processo fu che Kurt non arrivò con un grande piano o un messaggio da trasmettere. Tutto si è composto poco alla volta, come se un passo portasse al successivo e poi a un altro ancora”.

Ora che finalmente aveva un’idea, Fisher aveva bisogno di trovare un fotografo per poterla realizzare. Presto individuò la persona perfetta: Kirk Weddle.

“Avevano questi volumi chiamati libri di lavoro: grandi cataloghi in cui i fotografi compravano una pagina o due e li inviavano poi ai creativi per cercare di ottenere un lavoro. E questo tizio lì dentro, come recitava il suo slogan era specializzato in “esseri umani sommersi”. Ho pensato ‘Ecco il nostro uomo!’. Era Kirk Weddle. “Abbiamo assunto Kirk per scattare le foto al centro acquatico di Pasadena. Ha chiesto a quattro o cinque genitori diversi di prestarci i loro bambini e di farli passare a turno davanti alla telecamera. Se guardi da vicino l’immagine finale puoi vedere l’ombra delle mani dei genitori sul petto del bambino.”

Foglio di prova delle riprese subacquee. Il team ha utilizzato una bambola (in alto a sinistra) per gli scatti di prova.

“Una settimana dopo ho ricevuto un paio di bozze, forse 40 o 50 scatti. Ce n’era solo uno assolutamente perfetto. La posizione, lo sguardo del bambino, il modo in cui tendeva le braccia, come se stesse cercando qualcosa: tutto era semplicemente perfetto. 

“Prima dell’era dei computer c’erano ragazzi seduti in stanze buie che venivano pagati un sacco di soldi per fare quello che facciamo ora con Photoshop. Dovevamo scansionare la foto e poi contrassegnarla con una matita e indicare le modifiche, ad esempio “Aggiungi una banconota da un dollaro qui” o “Metti delle bolle lì, togli il fondo della piscina”. Poi lo spedivi e in quattro o cinque giorni ricevevi lo scatto con le modifiche. Il risultato finale era a sorpresa,avresti esclamato un  “Ohhhh!’”; un conto era pensarlo sulla carta, un conto vederlo realizzato.

A sinistra: la foto contrassegnata. A destra: l’immagine finale.

“Sono andato al negozio di esche e attrezzatura e ho preso degli ami da pesca e li ho inviati al fotografo con un paio di polaroid di come volevo che apparisse la banconota da un dollaro. Poi le foto sono state inviate al separatore di colori che le ha scannerizzate e inserite.”

Una volta completata la foto, era giunto il momento di aggiungere gli altri elementi della copertina.

“Volevo che la parola Nevermind sembrasse sott’acqua con un effetto ondulato. Quindi ho stampato il carattere e l’ho inserito in una Xerox. Durante la scansione, ho mosso l’immagine in modo che fosse attraversata da onde. Poi l’ho scansionata di nuovo e l’ho mossa in un’altra direzione. È così che ho ottenuto il carattere ondulato. Ora vai su un qualsiasi pc e usi filtri o altro, e la gente dice che il carattere ondulato è un po’ banale, anzi orrendo. Ma all’epoca era rivoluzionario, dannazione!”

Con l’aggiunta della scritta e del logo esistente della band, la copertina finale era completa.

“Ricordo la prima volta che vidi la cover …Era perfetta. Ne ero così felice. Quando ho mostrato la copertina finale per la prima volta alla band e al management, l’hanno adorata e non hanno apportato alcuna modifica. I Nirvana erano una band davvero fantastica”

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