Mr Banksy che in realtà non esiste

Ottobre 8, 2023
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BORODYANKA, UKRAINE - NOVEMBER 11 Graffiti of a child throwing a man on the floor in judo clothing is seen on a wall amid damaged buildings in Borodyanka on November 11, 2022 in Kyiv Region, Ukraine. The art work has sparked online speculation over whether the graffiti artist Banksy has been working in Ukraine. Borodyanka was hit particularly hard by Russian airstrikes in the first few weeks of the conflict. Electricity and heating outages across Ukraine caused by missile and drone strikes to energy infrastructure have added urgency to preparations for winter. (Photo by Ed Ram/Getty Images)
BORODYANKA, UKRAINE - NOVEMBER 11 Graffiti of a child throwing a man on the floor in judo clothing is seen on a wall amid damaged buildings in Borodyanka on November 11, 2022 in Kyiv Region, Ukraine. The art work has sparked online speculation over whether the graffiti artist Banksy has been working in Ukraine. Borodyanka was hit particularly hard by Russian airstrikes in the first few weeks of the conflict. Electricity and heating outages across Ukraine caused by missile and drone strikes to energy infrastructure have added urgency to preparations for winter. (Photo by Ed Ram/Getty Images)

Banksy, un nome che nasconde un’identità da più di vent’anni

E ne sono trascorsi quasi 17 da quando lo streetartist fece il suo ingresso trionfale nei media.

Era il 4 dicembre del 2006. Durante la trasmissione di una puntata di Your World Today, sulla CNN, una trasmissione di informazione globale, la corrispondente Rosemary Church introduce l’argomento successivo: «an underground artist who is truly underground». L’anchor Stephen Frazer incalza: «His name is Banksy. He is the hottest thing on the London art scene». Poche parole e si va in pubblicità

È dopo quello stacco, che la storia di Banksy accelera, almeno mediaticamente. Appena ripreso il collegamento, dopo gli spot pubblicitari, Stephen Frazer, infatti pronuncia una formula magica: «In London, they’re calling it the Banksy effect, and the graffiti artist there behind it has become an art world phenomenon». 

L’effetto Banksy è partito.

E notizia di questi giorni, almeno da quanto riportato dal quotidiano britannico Daily Mail, che lo street artist  potrebbe essere costretto per una causa per diffamazione che lo vede imputato, a comparire in aula a volto scoperto, quindi a rivelare la sua vera identità.

ll quotidiano in realtà si dice sicuro che l’identità di Banksy sia già stata svelata: si tratterebbe di Robin Gunningham, 53enne di Bristol, del quale lo stesso Daily Mail aveva già pubblicato una foto nel 2008.

In passato altre voci avevano dato per certo il fatto che a nascondersi sotto il nome di Banksy fosse in realtà il leader dei Massive Attack, Robert “3D” del Naja

Ognuno di noi può scegliere se considerare Banksy un genio o un vandalo, un artista o un uomo d’affari, un abile marketer, un provocatore o un ribelle, il più grande esponente della streetart o un imitatore.

Ma sembra poco probabile che sotto quello pseudonimo si sia celata per vent’anni una sola persona.

E’ più plausibile che all’inizio si trattasse di una sola persona e che nel tempo si sia trasformato in un collettivo.

E svelare l’identità di un singolo, cambierebbe poco o nulla, perché Banksy non è più uno

Banksy sono tutti coloro che combattono per un’idea, che nel quotidiano hanno a che fare con i soprusi, le ingiustizie, con la guerra, con la perdita di dignità. Siamo noi che ci ribelliamo a un vivere in città troppo inquinate e i giovani che manifestano in piazza affinché il clima sia percepito come una emergenza.

Banksy sono i giovani artisti, i talenti che sui muri danno vita ad opere d’arte meravigliose che sospesi in aria a decine di metri d’altezza,  ci dicono quanto sia importante non smettere mai di lottare per un diritto.

Mr/Mrs/The Banksy sono loro.

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