Moka Bialetti un pezzo di design italiano

Gennaio 15, 2024
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Bialetti

La Moka disegnata da Alfonso Bialetti, dal design Art Decò, rivoluziona il modo di preparare il caffè.

Nel 1919 Alfonso Bialetti apre a Crusinallo, piccola frazione di Omegna (VB) un’officina per la produzione di semilavorati in alluminio. In breve l’azienda cresce e si trasforma nella Alfonso Bialetti & C. Fonderia in Conchiglia: un atelier per lo studio, la progettazione e la realizzazione di prodotti finiti, pronti per il mercato. L’intraprendente Bialetti iniziò a collaborare con l’inventore Luigi di Ponti per creare una serie di prototipi. Si decise che questa caffettiera sarebbe stata realizzata in alluminio, poiché l’acciaio inossidabile era difficile da trovare a causa dell’embargo imposto all’Italia dalla Società delle Nazioni, in risposta all’attacco contro l’Etiopia.

“…(A)prendere atto che nella vita economica del Paese è emerso un nuovo protagonista di decisiva importanza: L’ALLUMINIO. Un metallo italiano, la cui abbondanza fa invidia a tutto il mondo… L’alluminio ci permetterà sicuramente di ridurre al minimo l’importazione di altri metalli, liberando la Patria dagli onerosi tributi che, ancora oggi, continuano ad essere pretese all’estero…(L’alluminio) incarna il destino irremovibile dell’Italia!”

Da notare le parole di Arnoldo Mussolini, fratello del “Duce”:

“Lo abbiamo detto spesso: come il XIX secolo è stato il secolo del ferro, dei metalli pesanti e del carbonio, così il XX secolo dovrebbe essere il secolo dei metalli leggeri, dell’elettricità e del petrolio. Nel corso della storia le scoperte talvolta servono a beneficiare i popoli. Se noi italiani non abbiamo il ferro, abbiamo l’alluminio”.

Il dispositivo Moka Express da loro creato era pronto nel 1933, consentendo alla gente della classe operaia di preparare l’espresso nelle proprie cucine, e la forma a sezione trasversale ottagonale sarebbe diventata iconica; basti pensare che ad oggi ne sono stati prodotti oltre 330 milioni di esemplari.

La Moka Express di Bialetti è uno dei pezzi della collezione permanente in Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.

Il nome? Deriva dalla città di Mokha nello Yemen, una delle prime e più rinomate aree di produzione del caffè.

nel 1958 il Carosello

La notorietà del marchio Bialetti si consolida. Merito anche degli investimenti pubblicitari nella trasmissione tv Carosello (1958) e della comunicazione incentrata sull’immagine dell’Omino con i baffi. Nato dalla matita di Paul Campani, diviene il simbolo dell’Azienda e tutt’oggi è presente sul marchio del Gruppo Bialetti Industrie e applicato sui prodotti del brand Bialetti. Lo slogan «Eh sì sì sì… sembra facile (fare un buon caffè)!» diventa un tormentone.

Bialetti cambia il costume italiano

Fino ad allora il caffè veniva generalmente consumato pubblicamente. Le caffetterie pubbliche dominavano il commercio del caffè in tutti gli aspetti, dall’acquisto e vendita alla torrefazione e al consumo. Sono stati per secoli i luoghi di nascita di molti movimenti ideologici e politici in tutta Europa. Il consumo pubblico del caffè era il regno dell’uomo che faceva del bar la sua “casa” fuori dall’ambiente domestico. Il consumo di caffè da parte delle donne era associato al loro processo di emancipazione. Con la possibilità di avere la moka tra le proprie mura, cambia anche il modo in cui le famiglie si relazionano con il mondo esterno, la casa diventa il luogo ove ricevere ma anche dove tenere riunioni di lavoro o discutere di affari.

Nel 2011 Alessandro Mendini – che sarà ricordato nel 2024 alla Triennale di Milano – è chiamato a dare la sua interpretazione della classica caffettiera. L’architetto si basa moltissimo sulle forme della prima caffettiera realizzata, il suo vuole essere un omaggio a Alfonso Bialetti e alla sua genialità

Mendini Moka Bialetti

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