Mio figlio lo farebbe meglio. Gli haters dell’arte contemporanea

Settembre 22, 2023
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Immagine di banana blu tenuta in mano su sfondo giallo

“Dietro ogni persona di successo c’è un branco di haters”.

L’arte contemporanea, possiamo ammetterlo senza paura di essere smentiti, non è sempre facilmente comprensibile.

Essa ha infatti lo scopo, come era gia accaduto per l’arte concettuale di Duchamp, di portare lo spettatore a porsi domande, interrogativi, a ragionare su un fattore che non avevamo preso in considerazione, a provare a cambiare il nostro angolo di visione e di giudizio, in netta opposizione con un’arte che fino ai primi del ‘900 aveva il compito di rappresentare il vero, molto spesso abbellendolo o rendendolo più gradevole all’occhio.

A cambiare nettamente è quindi l’approccio iniziale.

E sicuramente, in passato come adesso, non hanno aiutato i testi elaborati da molti critici, che anziché provare a rendere l’opera comprensibile ai più, spesso, per un atteggiamento snobistico o elitario, hanno fatto sì che il quadro, la scultura o la video installazione, diventassero ancora più ostici e distanti.

Come non ricordare a questo proposito, un capolavoro della commedia italiana come “Le vacanze intelligenti”, interpretato insieme ad Anna Longhi da un magistrale Alberto Sordi che ne firma anche regia e sceneggiatura. Memorabile il passaggio dei due “fruttaroli romani” alla XXXVIII Biennale di Venezia “Dalla natura all’arte dall’arte alla natura”. La coppia, si ritrova a contatto con opere provocatorie, “spiazzanti”, e nonostante le spiegazioni proposte da un impeccabile e coltissimo Cicerone, tutto risulta incomprensibile e non tanto perché “sarà che semo noi che semo ignoranti”, ma perché espressioni artistiche così lontane dal figurativo, è spesso pressoché impossibile capirle.

E se quindi ciò che non si comprende viene allontanato, oggi in piena epoca social, sono gli haters o “leoni da tastiera” a digitare, protetti dall’anonimato di un nickname, le frasi di scherno:

“Mio figlio di 2 anni lo sa fare meglio”

“Ciarlatani”

“Pagliacci”

“Truffatori! Voi e le Gallerie che vi sostengono!”

Ma se apparentemente potremmo spiegare queste ondate di odio, partendo dall’assioma che critichiamo ciò che non comprendiamo, come possiamo interpretare la costituzione avvenuta qualche anno fa di un vero e proprio movimento social “Anti Renoir”?

“Renoir è un pittore sopravvalutato!” “Gli alberi nel mondo reale sono belli e gli occhi umani sono catalizzatori delle emozioni umane. Se dovessi credere a lui, gli alberi sarebbero una collezione di disgustose linee ondulate e gli occhi, neri come se fossero colorati con i pennarelli!”

Gli haters del celebre artista arrivarono addirittura a chiedere la rimozione delle opere del Maestro dalle Istituzioni Museali, celebre fu il picchetto fuori dal Museum of Fine Art di Boston.

“Non ho regole, né metodi; chiunque può esaminare quello che uso o guardare come dipingo, e vedrà che non ho segreti. Guardo un nudo e ci vedo miriadi di piccole tinte. Ho bisogno di scoprire quelle che fanno vibrare la carne sulla tela. Oggi si vuole spiegare tutto. Ma se si potesse spiegare un quadro non sarebbe più arte. Vuole che le dica quali sono, per me, le due qualità dell’arte? Dev’essere indescrivibile ed inimitabile… L’opera d’arte deve afferrarti, avvolgerti, trasportarti” scriveva Pierre-Auguste Renoir.

Con buona pace di voi haters

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