L’opera censurata di Artemisia Gentileschi

Ottobre 23, 2023
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Oltre 400 anni fa Artemisia Gentileschi dipinse la sua prima opera su commissione a Firenze, sul soffitto di Casa Buonarroti, un tempo dimora di Michelangelo. L’opera era un nudo femminile, intitolato “Allegoria dell’Inclinazione” e venne pagato ben tre volte di più delle altre opere facenti parte della stessa serie. Questo perché probabilmente Michelangelo ben conosceva le difficoltà economiche in cui versava Artemisia, appena giunta a Firenze, dopo essere fuggita da Roma a seguito del processo di stupro intentato contro Agostino Tassi.

Intorno al 1680 un discendente di Michelangelo il Giovane, probabilmente il nipote Leonardo Buonarroti, incaricò Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, di dipingere un drappo azzurro e dei veli che nascondessero la nudità dell’Inclinazione, rendendola più adatta a un’idea di decoro suggerita da una morale più rigida.

Artemisia Gentileschi, Allegoria dell’Inclinazione (1816), spogliata digitalmente dei suoi veli censori. 
Foto: Courtesy Casa Buonarroti, Firenze.

Grazie al progetto “Artemisia UpClose”, che ha potuto contare sul sostegno dell’ente no-profit inglese Calliope Arts e del collezionista e filantropo Christian Levett, sono state effettuate sul dipinto indagini diagnostiche secondo le più avanzate tecniche di imaging per il restauro (esame a luce diffusa e radente; indagine a raggi UV e infrarossi; imaging multispettrale ipercolorimetrico; riflettografia ai raggi X e ad alta risoluzione), che hanno permesso non soltanto di acquisire le informazioni tecniche e materiali che hanno guidato l’intervento sul dipinto, ma anche di restituire virtualmente l’aspetto originario del dipinto di Artemisia.

“La possibilità di ‘svelare’ questa figura virtualmente, rivelando l’immagine originariamente dipinta da Artemisia, ha trasformato un restauro ‘ordinario’ in una ricerca per scoprire la donna dietro i veli”, ha dichiarato in una nota Wayne McArdle, co-fondatore di Calliope Arts.

Artemisia Gentileschi, 
Allegoria dell’Inclinazione (1816), con contorni tracciati in luce visibile e utilizzando la diagnostica ph. 
Foto: Courtesy Casa Buonarroti, Firenze.

“E’ importante sottolineare che l’opera censoria non è stata rimossa per due ragioni”, ha dichiarato la restauratrice Elizabeth Wicks“In primo luogo, la rimozione degli spessi strati di pittura ad olio applicati da Il Volterrano meno di cinquant’anni dopo l’originale potrebbe mettere a rischio i delicati smalti di Artemisia appena sotto la sovraverniciatura e, in secondo luogo, i veli furono applicati da un importante artista del tardo barocco e sono parte integrante della storia del dipinto.”

A seguito degli interventi, ultimati ad aprile 2023, la versione originaria dell’opera di Artemisia e il restauro effettuato verranno mostrati al pubblico nell’esposizione “Artemisia nel Museo di Michelangelo” che si terrà a Casa Buonarroti a Firenze fino all’8 gennaio 2024. Il dipinto verrà quindi nuovamente collocato nella sua sede originaria.

Durante l’opera di restauro inoltre sono stati portati alla luce dagli studiosi “i pentimenti , i segni oscurati delle modifiche alla composizione apportate dall’artista durante il processo pittorico, così come le aggiunte successive del Volterrano.

Dopo un’accurata pulitura per rimuovere secoli di sporco e sporcizia, è stato possibile vedere anche l’ombelico della figura e, sul polpaccio, un’impronta digitale congelata nel tempo dalla creazione dell’opera.

“L’impronta digitale è stata fatta quando la vernice originale era bagnata, ed è molto probabile che sia quella della stessa Artemisia”, ha aggiunto Elizabeth Wicks.

Una scoperta quindi ancor più eccezionale e ricca di fascino.

Qui la storia di Juan de Pareja, schiavo di Velasquez

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