L’eros negli scatti di Nan Goldin

Dicembre 4, 2023
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Nan Goldin

Nan Goldin nasce Washington, DC, nel 1953, la più giovane di quattro figli in una famiglia ebrea di estrazione borghese.

La sua infanzia venne sconvolta dai problemi psichiatrici di sua sorella Nancy, di 7 anni più grande, che a 18 anni si tolse la vita.

A 14 anni Nan scappa di casa e si rifugia in una casa famiglia di Boston. Qui scopre la fotografia ed incontra la persona che sarà determinante nel proseguio della sua carriera artistica oltre che nella vita privata: David Armstrong che la soprannominerà Nan.

David e Nan iniziano la loro convivenza condividendo la passione per l’arte, la fotografia e il mondo queer. Per loro è un “terzo genere, molto più sensato degli altri due“. 

Nel 1979 tiene la sua prima personale in un nightclub di New York e le sue fotografie, dai colori intensi, simili a istantanee, furono sin da subito considerate rivoluzionarie.

The Ballad of Sexual Dependency, questo il nome di un progetto fotografico pluripremiato in continua evoluzione, è stato trasformato dall’artista in una presentazione multimediale da 45 minuti composta da oltre 900 fotografie.

 “La fotocamera mi connette all’esperienza e chiarisce cosa sta succedendo tra me e il soggetto. Alcune persone credono che il fotografo sia sempre l’ultimo invitato alla festa, ma questa è la mia festa, l’ho organizzata io”.

Unendo arte e attivismo, Nan Goldin ha affrontato l’epidemia di HIV/AIDS sin dagli anni ’80 e da diverso tempo conduce una battaglia per catalizzare l’attenzione internazionale sulla dipendenza da farmaci e sostanze stupefacenti e sull’aumento delle overdosi.

Nan Goldin attraverso le sue fotografie ha documentato con fermezza le lotte e il coraggio che hanno caratterizzato la risposta della sua comunità alla devastante epidemia di AIDS. Nel 1989, ha organizzato Witnesses: Against Our Vanishing all’Artists Space di New York, la prima mostra con il lavoro di artisti che convivevano o erano morti a causa dell’AIDS, tra cui David Armstrong, Peter Hujar, Greer Lankton e David Wojnarowicz.

Negli ultimi anni, Nan Goldin si è concentrata su opere che esplorano la spiritualità e l’essere mortali, sulla luce naturale, sul cielo e sul paesaggio visti come elementi naturali immutabili nel loro continuo trasformarsi. Al centro dei suoi ritratti singoli individui, ma anche famiglie, coppie, bambini, mentre in altri scatti fotografa ambienti e stanze, apparentemente vuote, eppure dove è palpabile la presenza o il passaggio del’uomo.

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