Il tempismo perfetto in Fotografia

Gennaio 10, 2024
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Tempismo perfetto

Il Tempismo Perfetto o “Perfect Timing” come lo chiamerebbero oltreoceano, secondo molti è una circostanza che accade in modo fortuito, “essere al posto giusto nel momento giusto”, ma un fotografo professionista, pur non sottovalutando la casualità o la fortuna, sa che il momento perfetto va cercato e perseguito.

l fotografo Henri Cartier-Bresson, pioniere del fotogiornalismo moderno, era un maestro del tempismo perfetto. Fu lui a coniare l’espressione “momento decisivo”, per descrivere quel preciso momento in cui la foto è più significativa. Per molti, il tempismo perfetto nella fotografia è quel momento in cui composizione, esposizione, luce e soggetto si incontrano simultaneamente. Il tempismo è importante per qualsiasi scatto: ritratti di persone o animali, tramonti, street photography e fotografia naturalistica.

Potremmo definire il tempismo perfetto quel preciso istante in cui sognato e reale si incontrano, una perfetta fusione tra ciò che vediamo nell’obiettivo, il potere suggestivo di ciò che riusciamo ad evocare, la luce, o il gioco di ombre. Una combinazione di fattori in cui a sovraintendere esiste l’occhio allenato del fotografo e la sua capacità predittiva.

Tempismo perfetto. Henri Cartier Bresson

“La differenza tra una buona immagine e una mediocre è di un millimetro”, ha affermato Henri Cartier-Bresson nel libro bibbia “Henri Cartier-Bresson: The Decisive Moment”. E sapeva esattamente come ottenere quella differenza. Bresson ha cercato di rilevare quasi istantaneamente e istintivamente una geometria perfetta in ciò che vedeva, una “struttura di piacere sensuale e intellettuale e di riconoscimento di un ordine che è di fronte a te”.

Tempismo perfetto. Ezra Pund nello scatto di Henri Cartier Bresson

 “Quante foto dovresti scattare al giorno? Non c’è una regola, è un istinto” – risponde Cartier-Bresson. Bresson ha definito la fotografia di ritratto, definendola “la cosa per me più difficile”. Nel documentario ricorda una sessione di ritratti con Ezra Pound in cui i due rimasero seduti per più di un’ora a guardarsi. Cartier-Bresson scattò in totale 6 volte. In un ritratto cercava non solo di catturare l’espressione della persona, ma il significato di quell’espressione.

Nonostante alcune sfide affrontate con la sua arte, Cartier-Bresson aveva una filosofia semplice riguardo a ciò che consumava la sua vita: “La fotografia è un piacere fisico, non ci vuole molto cervello, ci vuole sensibilità, un dito e due gambe”.

In parole povere, un talento naturale.

Qui per Carla Sutera Sardo. I corpi sospesi.

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