I Tokyo Toilet di Perfect Days

Gennaio 28, 2024
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Perfect Days Wim Wenders Tokyo Toilets

“Perfect Days” di Wim Wenders si ispira alla cultura dei bagni pubblici giapponesi.

Hirayama, il protagonista del film è un uomo dalla routine rigorosa.

Si alza ogni giorno prima dell’alba, si taglia con cura i baffi, innaffia amorevolmente le piante, sale sul vecchio furgone e va al lavoro. Lungo la strada ascolta una cassetta della sua vasta collezione di classici rock degli anni ’60 e ’70: The Rolling Stones, Otis Redding, The Kinks e, ovviamente, visto il titolo del film, Lou Reed.

Il lavoro di Hirayama è pulire i bagni pubblici nel quartiere Shibuya di Toyko; non è certo affascinante ma è un servizio importante e Hirayama, interpretato con disinvoltura dalla leggenda del cinema giapponese Yakusho Koji, lo svolge con la stessa consapevolezza e attenta attenzione a dettaglio che vediamo in ogni momento della sua giornata. 

I bagni sono belli. Uno dalla cupola bianca brillante ricorda una astronave appena atterrata. Un altro ricorda un labirinto di assi di legno, un altro ha pareti dai colori vivaci e trasparenti. Quando una donna americana, evidentemente confusa chiede come funziona, Hirayama senza dire una parola scivola all’interno e chiude a chiave la porta: il vetro diventa opaco.

Perfect Days Wim Wenders Tokyo Toilets

Ciascuno degli edifici presenti in “Perfect Days” è un vero e proprio bagno pubblico, parte di un progetto architettonico di ristrutturazione di queste strutture nel quartiere Shibuya di Tokyo.

Quando la Fondazione Nippon ha avviato il Tokyo Toilet Project nel 2018, secondo il coordinatore del progetto Yamada Akiko, è stato per contrastare l’immagine dei bagni pubblici “bui, sporchi, maleodoranti e squallidi”.

Alcuni dei principali architetti del paese, tra cui Ban Shigeru, vincitore del prestigioso Pritzker Architecture Prize, e Kengo Kuma, il pluripremiato designer del museo V&A Dundee, hanno reinventato l’idea del bagno pubblico attraverso progetti studiati non solo per essere esteticamente gradevoli ma anche per essere accessibili a tutti a prescindere dal genere, età o disabilità.

Più che un semplice servizio pubblico il progetto vuole essere un efficace supporto per la realizzazione di una società includente che abbraccia la diversità, afferma la Fondazione Nippon.

Il distretto di Shibuya ha contattato Wim Wenders, chiedendogli se poteva realizzare un documentario sul progetto. Wenders ha un legame lungo e intimo con il Giappone. Il regista tedesco cita “Tokyo-Story” (1953) del maestro giapponese Yasujiro Ozu come uno dei motivi principali per cui è diventato regista. Nel 1985 ha realizzato un documentario su Ozu, “Tokyo-Ga”. Quattro anni dopo, ha realizzato “Notebook on Cities and Clothes”, un altro documentario ambientato in Giappone, sullo stilista Yohji Yamamoto

Invece di un documentario, ha deciso di realizzare un lungometraggio drammatico con al centro il Tokyo Toilet Project. 

“Da un lato [c’è] il forte sentimento di ‘servizio’ e ‘bene comune’ in Giappone”, ha detto Wenders in una recente intervista. “D’altra parte, l’assoluta bellezza architettonica di questi luoghi”.

Per Wenders, i bagni di Tokyo esprimono, all’interno della cultura giapponese, un qualcosa di unico. E “Perfect Days” è in realtà una meditazione Zen sui piaceri di una vita semplice.

Hirayama potrebbe essere visto infatti come un monaco moderno e i suoi rituali quotidiani una forma di meditazione spirituale. Ogni giorno pranza sulla stessa panchina nel giardino del tempio e scatta una fotografia (con una fotocamera analogica) della stessa macchia di luce attraverso le cime degli alberi.

In un’intervista, Yakusho Kaji ha detto che il film, scritto da Wenders e dallo sceneggiatore giapponese Takuma Takasaki, è basato sul concetto giapponese di komorebi, una parola che descrive il gioco di luci e ombre attraverso le foglie di un albero, dove ogni il momento scintillante è prezioso e unico.

Eppure ci sono attimi di conflitto, come quando la perfetta routine di Hirayama viene interrotta e lui si trova costretto a fare il doppio turno per coprire un altro addetto alle pulizie, perdendo la calma ed esplodendo in un raro scoppio di rabbia. Una breve scena con la sorella separata allude in un altro momento del film ad un trauma infantile dal quale Hirayama sta cercando di fuggire.

Ecco che “Perfect Days” diventa una delicata contemplazione delle ricompense e dei rimpianti di una vita imperfetta (ne esiste forse un’altra?), vissuta in maniera consapevole.

Perfect Days Wim Wenders

Qui per i capsule hotel nelle fotografie di Fabio Germinario

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