Hitler e le Arti

Settembre 18, 2023
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Adolf Hitler era un artista. Iniziò a dipingere in giovane età e fu l’autore di oltre cento (ma molti critici parlano di 500/600) tele, che dipinse anche durante la prima guerra mondiale nella quale prestò servizio.

Hitler stesso raccontava di come il classicismo greco-romano o le grandi opere del Rinascimento avessero influenzato il suo stile. Era tanto appassionato di arte dall’aver tentato per ben due volte di entrare all’Accademia di Belle Arti di Vienna, senza però mai riuscirvi. Molti critici d’arte di quel tempo sottolinearono come il giovane Adolf, pur se dotato di una certa tecnica, fosse totalmente privo di immaginazione e spirito di innovazione. Secondo il suo biografo Volker Ullrich in Hitler: Ascent, 1889-1939, le sue opere erano essenzialmente copiate, manieristiche.

Una volta asceso al potere e fino all’apice della sua dittatura Adolf Hitler fu uno spietato censore dell’arte.

Ma non solo

Letteratura, arti visive,musica, nulla che il Führer non approvasse, poteva circolare liberamente.

A partire dal 1933 infatti con il primo rogo di libri messi all’indice, si diffuse sempre di più un profondo odio verso qualsiasi forma di cultura che non avesse come unica finalità la diffusione e promozione degli ideali tedeschi e della purezza della razza ariana.

Nel 1935, Hitler dichiara: “Scopriremo e incoraggeremo gli artisti che sono in grado di imprimere sul popolo tedesco l’impronta culturale e il valore della nostra razza ”.

Hitler prediligeva una forma d’arte in cui veniva idealizzato il valore dei soldati del regime, l’importanza della guerra e dell’eroismo, la candida bellezza e purezza delle fanciulle tedesche, i paesaggi germanici.

Surrealismo, Dada, Espressionismo, Cubismo, Fauvismo e tutto ciò che conosciamo come arte modernista – era considerato arte degenerata. Hitler non poteva capirlo – non poteva apprezzarlo – e quindi non poteva esistere.

il momento topico di questa insensata battaglia risale al 1937 quando, a Monaco, venne organizzata un’esposizione pubblica per deridere i pittori contemporanei considerati “insulsi imbrattatori” esaltando in contrapposizione  la ‘pura arte ariana’. In quei giorni cominciò quindi la razzia, nei musei dei territori occupati e nelle case dei collezionisti e degli ebrei, di capolavori destinati a occupare gli spazi di quello che Hitler immaginava come il Louvre di Linz.

Parliamo di oltre 600 opere, tra cui la statua della Madonna di Bruges di Michelangelo, L’Astronomo di Vermeer, Danae di Tiziano e tutti quei capolavori ritrovati dai Monuments Men (raccontati nell’omonimo film che tutti conosciamo) alla fine della guerra.

Un duplice obiettivo quello di Hitler dunque : stroncare ogni forma espressiva che non fosse a celebrazione del nazismo e accumulare ricchezze, attraverso la sottrazione di opere d’arte dall’immenso valore.

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