Giorgia Valenti Beccaria Artist Coach

Dicembre 13, 2023
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Incontriamo oggi Giorgia Valenti Beccaria artist coach di successo. Una figura professionale molto importante all’estero e della quale finalmente, anche se con notevole ritardo, si inizia a parlare anche in Italia e che rappresenta una risorsa fondamentale per consolidare la propria pratica creativa, fronteggiare i blocchi professionali e e aiutare gli artisti a trovare un sano equilibrio nella loro vita, perseguendo i propri obiettivi artistici.

Giorgia raccontaci qualcosa di te

Sono nata a Roma dove vivo, anche se ammetto che mi piacerebbe spostarmi per un po’, sono molto fortunata, la mia professione mi consente di lavorare ovunque mi trovi. Abito vicino al Parco di Veio, a contatto con la natura, faccio lunghe passeggiate con il mio cane e riesco ad avere uno stile di vita rilassante e in armonia con la mia anima.

Perché hai scelto di diventare Artist Coach e quale è stato il tuo percorso formativo?

Dopo diverse esperienze nel settore commerciale e nelle risorse umane, ho lavorato per molti anni nell’ambito delle pubbliche relazioni e della comunicazione nel settore creativo, occupandomi in particolare di moda emergente. Contemporaneamente ho co-prodotto alcuni cortometraggi, il cinema è da sempre una delle mie passioni, scegliendo soprattutto progetti che trattassero tematiche ad impatto sociale. Ho sempre lavorato con i creativi, rimanere nell’ambiente come coach è stato per me un processo naturale. Sono stata una delle prime professioniste in Italia a dedicarmi al coaching nel settore artistico e culturale.

Quando ho iniziato mi sono resa conto di quanto nel nostro paese mancasse la conoscenza di una figura come la mia e di quanto invece potesse essere utile. Per diventare coach ho frequentato un master accreditato dalla più importante federazione di coaching al mondo: International Coaching Federation. Una volta conseguito il diploma di coach professionista e svolto un periodo di pratica, ho continuato a studiare e ho ottenuto una credenziale, cioè un riconoscimento di competenze a livello internazionale. Ancora adesso dedico molto del mio tempo all’aggiornamento per poter offrire ai miei clienti un’esperienza unica che risponda esattamente a ciò di cui hanno bisogno.

Come si svolge il tuo lavoro?

Ho creato dei percorsi di coaching ideali per artisti, creativi, manager, aziende e imprenditori di settore. Lavoro con attori, designer di moda, scrittori, musicisti, pittori, curatori, fotografi e così via. I miei programmi facilitano la crescita personale e professionale aiutandoli ad essere focalizzati sui loro obiettivi sbloccando il potenziale creativo, superando convinzioni limitanti che li rallentano, rafforzando la fiducia in loro stessi e l’autostima per migliorare la performance e massimizzare il talento. Il lavoro sul rinforzo della fiducia in se stessi è la base per il raggiungimento di qualunque traguardo nella vita, poi si lavora sulla gestione delle emozioni e dello stress prima e dopo una performance e sulla creazione di un’identità artistica che consenta agli artisti di distinguersi, di essere scelti e riconosciuti. Costruisco con loro una strategia di PR e di contatti per un networking che dia risultati concreti, lavoriamo sulla comunicazione, non solo verbale, come strumento fondamentale per promuoversi. Insieme poniamo quindi le basi per la costruzione di una carriera e di un business di successo.

Li aiuto ad amplificare la loro voce così che abbia un impatto potente sul pubblico e sulla realtà che li circonda. Il coaching è un acceleratore del cambiamento molto efficace, che consente all’artista, attraverso azioni concrete, di raggiungere i propri obiettivi. I miei percorsi, personalizzati in base alle esigenze dell’artista, sono prevalentemente online questo naturalmente non influisce sui sull’esito del percorso, sono previste anche sessioni in presenza qualora sia necessario o richiesto dal cliente. Quello che offro è uno spazio protetto, in assenza di giudizio e tutelato dalla privacy, nel quale la persona è libera di esprimersi e può affidarsi completamente. La fiducia, infatti, è alla base di una relazione di coaching.

Fai parte dell’International Coaching Federation, all’estero l’Artist Coach è una figura professionale che esiste da anni. E in Italia?

All’estero la figura del coach in generale e quella dell’artist coach è riconosciuta da molti anni. Personaggi noti e non hanno un coach. In Italia, e mi dispiace dirlo perché sono italiana, siamo molto indietro. Ancora oggi questa professione viene confusa con altre e non si ha un’idea chiara di cosa faccia e come operi il coach. Proprio per questo mi impegno quotidianamente per la diffusione della cultura del coaching nel nostro paese. Avere un coach, all’estero, è considerato motivo di vanto in Italia invece capita che le persone si vergognino di dire che hanno un coach questo perché si pensa spesso che rivolgersi ad un professionista di questo tipo sia sintomo di fragilità e vulnerabilità, quando in realtà, come dico sempre, è un segno di potere, di forza e determinazione. La determinazione di arrivare dove desideri e avere il riconoscimento che meriti.

Il blocco creativo ha riguardato non soltanto giovani artisti agli esordi, ma pittori affermati o addirittura all’apice della loro carriera. Ne è un esempio Jackson Pollock che, nonostante fosse stato definito da Life nel 1949, Il più grande artista contemporaneo vivente degli Stati Uniti, intimamente cercava di fronteggiare un terribile periodo di depressione,eccessi e frustrazione.
Claude Monet a seguito della morte della moglie avvenuta nel 1911 smise di dipingere per due anni, e Pablo Picasso in un periodo della sua vita iniziò talmente tanto ad odiare la sua arte, da andare in escandescenze soltanto a vedere una sua opera.

Nella tua esperienza il blocco creativo è sempre conseguente ad una esperienza traumatica o ci possono essere altri fattori scatenanti?

Il coach non lavora sui traumi, non fa diagnosi o prevenzione, questo spetta ad altri professionisti. Il coach lavora sul blocco creativo con strumenti e modalità differenti. Le cause dei blocchi creativi in base alla mia esperienza sono molteplici e possono essere dovute a fattori esterni come, ad esempio, un’eccessiva pressione dovuta ad un evento importante come una mostra o la partecipazione ad un casting, oppure a fattori interni come le convinzioni limitanti cioè quelle affermazioni che si creano nell’infanzia, si radicano e diventano parte della nostra identità. Ad esempio: “non sono abbastanza bravo/a”, “il pubblico non capisce il valore di quello che faccio”, “non venderò mai”, “non avrò mai successo”. La rimozione delle interferenze diventa quindi fondamentale per lavorare al massimo delle proprie potenzialità. L’interferenza è ciò che si intromette tra l’artista e la sua arte impedendogli di dare il massimo, di essere davvero efficace. Mi piace ricordare che la prestazione è uguale a ciò di cui sei capace quando rimuovi gli ostacoli.

In una società, come quella contemporanea, in cui la competitività è alle stelle, e in cui nonostante i social si fa fatica ad entrare all’interno del circuito artistico che sembra premiare sempre i soliti noti, quanto un artista giovane rischia di rimanere schiacciato nel meccanismo?

Il meccanismo del sistema arte è complicato e come hai detto tu molto competitivo, ai giovani consiglio di mettersi in gioco, di lavorare su se stessi per riconoscere e identificare la propria unicità, quello che li distingue, che caratterizza la loro arte, permettendogli così di differenziarsi dagli altri e quindi di emergere, essere visti. Gli consiglio di allenare il talento e la creatività, di imparare ad ascoltarsi. Il coach è una guida e un supporto in questo viaggio, nel coaching ogni individuo è considerato creativo e pieno di risorse. Ogni artista è unico. Il suo talento è unico.

In un post su Instagram chiedi ad un ipotetico interlocutore se ha più paura del fallimento o del successo. Quali delle due opzioni, secondo te, è quella che rischia di bloccare maggiormente?

La paura del fallimento è molto comune. In base alla mia esperienza viene riconosciuta più facilmente e spesso con i miei clienti lavoro proprio per trasformare quella paura nella consapevolezza che il fallimento fa parte del processo creativo ed evolutivo, che gli errori possono essere trasformati in esperienze e risorse utili. Della paura del successo si è meno consapevoli, è una paura nascosta, più profonda che io stessa ho sperimentato. È vero che il successo può essere difficile da gestire ma il vero timore e le domande che i miei clienti si pongono sono: come questo successo cambierà la mia vita? Verrà accettato dalle persone che mi sono vicine e che amo? Quali conseguenze ci saranno? A cosa dovrò rinunciare? Si teme che il successo arrivi a scapito di qualcos’altro che spesso è l’amore, inteso come famiglia, partner, amicizie, vita personale. La vera grande resistenza che ho incontrato nella mia carriera è proprio quella al cambiamento, c’è qualcosa che spaventa nel cambiamento tanto da rischiare di farci rimanere fermi nella nostra zona di comfort. Questo per un artista è molto rischioso, influisce sulla sua motivazione e nonostante il talento può bloccarlo e fargli perdere grandi opportunità

Un tuo cliente, a cui sei rimasta più legata e perché

Ho un bellissimo ricordo di tutti i miei clienti, come ho detto lavoro anche con attori/attrici per i quali ho un percorso specifico poiché, come immaginerai, oltre a trarre beneficio dal lavoro su se stessi hanno necessità di lavorare sul personaggio. Un’attrice in particolare mi colpì. Quando l’ho incontrata non lavorava da tempo se non in piccoli ruoli e raramente. Questo la faceva soffrire sia perché era molto preparata sia perché questa situazione stava diventando economicamente pesante. Aveva la profonda convinzione di non essere all’altezza, di non avere le capacità richieste per la professione di attrice. Diceva di essere stata scartata troppe volte. Abbiamo lavorato quindi su due livelli: da una parte il rinforzo della fiducia in se stessa e dall’altra sulla costruzione di una forte identità artistica allineata ai suoi valori. In seguito, ci siamo focalizzate sulla gestione delle emozioni per consentirle di affrontare i provini al massimo delle sue capacità. Dopo qualche mese dalla fine del percorso, ha ottenuto una parte in una serie tv e in seguito ha deciso di trasferirsi all’estero per misurarsi con nuove opportunità.

C’è poi un’altra artista che ricordo sempre con piacere perché il suo desiderio è quello di tanti professionisti che si rivolgono a me. Quando ci siamo incontrate aveva oltre alla professione di musicista, un lavoro dipendente che desiderava abbandonare. Oggi, a distanza di circa 6 mesi sta finalmente facendo il grande salto: lasciare quel lavoro per vivere della sua arte.

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