Frank Zappa moriva 30 anni fa

Dicembre 1, 2023
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Frank Zappa ritratto

Frank Zappa uno spirito libero

Il 4 dicembre 1993 il mondo salutava per l’ultima volta Frank Zappa, lo straordinario musicista scomparso a soli 52 anni. 62 album all’attivo, pubblicati con la sua band “The Mothers of Invention” e come solista, dal primo Freak Out del 1966 all’ultimo The Yellow Shark registrato con l’orchestra tedesca Ensemble Modern, a cui si aggiungono i 57 postumi pubblicati dai suoi eredi, per un totale di 119 dischi.

Feroci i suoi attacchi alla società americana : “Quando parliamo di libertà artistica in questo paese talvolta ci dimentichiamo del fatto che la libertà dipende spesso da finanziamenti adeguati.”

Ma dalle sue critiche non vennero risparmiati neanche i “colleghi” “Passerà certamente alla storia, non tanto per la sua musica o il suo esibizionismo pacchiano, ma perché non sono biodegradabili i chili di plastica che si è fatto iniettare addosso.” (su Michael Jackson).

Frank Zappa era dispotico nei confronti dei suoi stessi musicisti: “Preferisco utilizzare le apparecchiature elettroniche al posto dei musicisti. Fanno meno errori.” E ancora “Sono un negriero. Suonare con me è la tipica situazione nella quale c’è gente che prende uno stipendio, quindi: o fa quello che deve fare o niente. Non assumo i musicisti perché siano i miei amiconi.”

Poliedrico e geniale chitarrista, divenne noto in tutto il mondo con il suo gruppo (The Mothers of Invention) nel 1966, grazie all’incisione del concept album Freak Out!: il disco fece scalpore non solo perché era uno dei primi doppi album della storia del rock (dopo Blonde on Blonde di Bob Dylan), ma anche per i testi e la parodia dissacrante del rock degli anni ’60.

A metà anni Settanta Frank Zappa brevetta uno stile e un sound che, per quanto eclettici, rappresentano una sintesi personale delle diverse fonti di cui si nutrono, misto di elementi prog, funk, pop e hard rock (da Over-Nite Sensation, 1973, a Sheik Yerbouti, 1979). 

Criticato per la prolificità, l’autoindulgenza e l’autoreferenzialità, per i testi spesso più scurrili e demenziali che surreali, considerato un quasi-jazzista dai jazzisti, un quasi-rocker dai rocker, un quasi-compositore dai compositori, Zappa criticò sempre e rimase ostinatamente fuori da ogni logica di marketing: “Io scrivo la musica che mi piace. Se alla gente piace, bene, possono comprarsi i dischi. E se non gli piace, possono sempre sentirsi Michael Jackson.”

Eppure «Verrà un tempo in cui sarà riconosciuto a Frank Zappa il merito di essere stato uno dei più grandi compositori del Novecento». Anche se a lui probabilmente tutto questo non importerebbe

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