Fotografia 70 anni di India a Trieste

Novembre 21, 2023
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India oggi Fotografia di due mendicanti
India oggi Pablo Bartholomew,Mendicanti Parsi a Fort

A Trieste la prima mostra che raccoglie oltre 500 tra fotografie, video e installazioni sull’India fino al 18 febbraio 2024

A Trieste al Magazzino delle Idee attraverso racconti visivi, esperienze, testimonianze e indagini, India oggi traccia un percorso storico- sociale che muove dal Mahatma Gandhi e dal decennio immediatamente successivo all’indipendenza dall’Impero britannico nel 1947 fino ai nostri giorni. Dal passato postcoloniale all’affermazione fra le maggiori economie internazionali, la mostra testimonia la radicale trasformazione di cui è protagonista il subcontinente indiano, forte di uno sviluppo esponenziale che deve fare i conti con profonde contraddizioni e disuguaglianze sociali. A cogliere i molteplici aspetti di questa evoluzione, fra tradizione e cambiamento, è lo sguardo fotografico di diciassette artisti in mostra: Kanu Gandhi, Bhupendra Karia, Pablo Bartholomew, Ketaki Sheth, Sheba Chhachhi, Raghu Rai, Sunil Gupta, Anita Khemka, Serena Chopra, Dileep Prakash, Vicky Roy, Amit Madheshiya, Senthil Kumaran Rajendran, Vinit Gupta, Ishan Tanka, Soumya Sankar Bose, Uzma Mohsin.

Autori affermati e nuovi protagonisti della fotografia indiana contemporanea, interprete sempre più attenta e profonda del presente e del prossimo futuro che contraddistinguono il subcontinente indiano.

“Il processo di repentina e inarrestabile evoluzione economica e industriale in atto in India dalla fine dello scorso millennio – scrive Filippo Maggia nel suo testo di introduzione al catalogo – sta provocando gravi conseguenze sia sociali, quali questioni di genere, identità e religione, sia ambientali. L’inevitabile spopolamento delle campagne e delle zone rurali, dalle pendici dell’Himalaya sino all’estremo sud del Kerala, ha portato al sovraffollamento di metropoli quali Mumbai, Nuova Delhi o Calcutta, con un forte impatto sull’ambiente, che alle volte implica addirittura lo spostamento coercitivo di milioni di persone da una regione all’altra. È di questi temi che si occupa oggi principalmente la fotografia indiana, ormai emancipata dall’immagine tradizionale dell’esotica India colorata di salgariana memoria”.

La mostra presenta le opere dei 17 artisti seguendo un ordine cronologico che avanza per decenni, dalla metà del ventesimo secolo fino al nuovo millennio, lasciando poi ampio spazio ai lavori degli autori contemporanei. Un racconto fatto attraverso le immagini che gli artisti hanno scattato vivendo l’esperienza diretta, del momento consapevolmente partecipato e restituito attraverso la fotografia, adottata in questo caso come testimone. Nel percorso espositivo ogni autore viene introdotto da uno statement che descrive la genesi e lo sviluppo della ricerca del lavoro svolto.

La mostra è a cura di Filippo Maggia, prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia

I fotografi

Kanu Ghandi: nipote del Mahatma, lo ha ritratto negli anni in cui professava la disobbedienza civile e l’attivismo non violento.

Bhupendra Karia: esplora l’India rurale post indipendenza, soffermandosi sulle sfide sociali, politiche e ambientali che il Paese dovrà affrontare.

Pablo Bartholomew: narra la sua esperienza di ventenne affamato di vita tra Delhi, l’allora Bombay, e Calcutta alla ricerca di inchieste in ambiti sociali difficili.

Ketaki Sheth: raccolta la Bombay che cambia tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 col boom edilizio, l’arrivo massiccio di migranti interni, il contrasto tra tradizione e cambiamento.

Sheba Chhachhi: attivista e cronista del movimento femminista indiano, interpreta con il ritratto “messo in scena” la storia di 7 attiviste.

Raghu Rai: considerato unanimemente uno dei maestri della fotografia indiana, riunisce nel suo lavoro 4 decenni di storia indiana, dagli anni ’60 al 2000.

Sunil Gupta: presenta, una sorta di diario privato, nel quale l’India rurale del suo villa di origine fa da sfondo alla sua esistenza tormentata.

Anita Khemka: con un lavoro intenso durata due decenni, ha seguito l’evoluzione di Laxmi, attivista transgender molto popolare in India, della quale racconta la sua naturale schiettezza e genuinità.

Serena Chopra: ha frequentato per 8 anni il campo profughi di Majnu ka Tilla, raccogliendo immagini e testimonianza sonore, scritti e disegni realizzati dagli esuli tibetani.

Dileep Prakash: ha indagato sulle eredità postcoloniali con l’obiettivo di capire quanto il legame tra le due differenti culture continua e come.

Vicky Roy: il suo lavoro affronta uno dei drammi più attuali della società indiana, i bambini orfani o abbandonati. Ne restituisce un’immagine piena di vita e di speranza con un appello per riuscire a dare loro un futuro.

Amit Madheshiya: nelle sue fotografie ritrae i volti perduti, stupiti e rapiti, di allevatori e agricoltori che assistono, per la prima volta, alla proiezione di film sotto tendoni improvvisati di cinema itineranti.

Senthil Kumaran Rajendran: raccolta la difficile convivenza fra tigri e umani, in un contesto di aumento demografico, nuovi insediamenti e deforestazione.

Vinit  Gupta: il suo lavoro ha come focus il tema dell’ecologia, e delle lotte delle popolazioni minacciate dagli interessi industriali che ne sconvolgono identità e tradizioni.

Ishan Tankha: testimonia le proteste dei jal satyagrahis che si battono contro la costruzione di dighe che comporterebbero lo spostamento di centinaia di migliaia di persone, e degli adivasi che lottano contro lo sfruttamento delle loro terre ricche di carbone e ferro.

Soumya Sankar Bose: attraverso testimonianze orali e video ha ricostruito il massacro di Marichjhapi, , nel Bengala occidentale, perpetrato dalle forze di polizia contro i rifugiati bengalesi di casta inferiore nel 1979.

Qui per vedere la street art a Dehli

Trieste Magazzino delle Idee fino al 18 febbraio 2024

Orari

da martedì a domenica 10.00-19.00

lunedì chiuso

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