Federica Cella artista e customizer

Gennaio 16, 2024
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Scarpa custom con personalizzazione sailor moon

Abbiamo incontrato Federica Cella, classe 1990, bresciana, artista eclettica, vulcanica nonché customizer. Il suo profilo instagram @theblondlasagna è colorato, coinvolgente e molto originale. A perfetta dimostrazione che il custom è di moda, ma per un buon custom oltre al talento serve anche un’ottima capacità di analisi e di interpretazione dei gusti e della personalità di chi si ha di fronte.

Ecco cosa le abbiamo chiesto

–    Federica, come sei arrivata al custom e cosa significa per te possedere un capo custom?

Devo fare una piccola premessa, ho sempre amato l’arte, il disegno, la pittura, sin da quando ne ho memoria. Tuttavia il percorso di studi che ho scelto non ha avuto nulla a che vedere con quel mondo. Ho riscoperto la mia passione creativa grazie ad un regalo di mio marito, un cofanetto di matite Fabercastell. In quel momento ho capito che avrei potuto andare “oltre il blocco da disegno”, mi piaceva l’idea di poter espandere la mia arte, di realizzarla su “supporti” diversi, “mobili”, qualcosa che fosse svincolato dalle pareti di casa. Così ho dipinto delle scarpine da ginnastica per la figlia di una mia carissima amica. Così tutto è iniziato, o meglio, rinato.

Credo che possedere un capo customizzato abbia un grande valore per il cliente, in quanto ha tra le mani qualcosa di unico nel suo genere, esclusivo e prodotto artigianalmente; qualcosa che lo distingue dalla massa perché, ricordiamoci, ognuno di noi è diverso ed è bello poterlo esprimere. Il custom è unico, è personale, è caratteristico, intimo e può dire tanto anche senza l’utilizzo di una singola lettera.

–    Custom sulle borse e custom sulle scarpe, che differenze ci sono?

Diciamo che la differenza non sta tanto nel tipo di oggetto che si sceglie, ma nel materiale di cui questo è fatto. Pelle, cotone, denim sono alcune delle “basi” su cui è possibile lavorare. Altra cosa fondamentale è l’ “attrezzatura” che si sceglie per poter realizzare queste opere: i colori devono essere appositi e di ottima qualità, specialmente per garantire una buona tenuta nel tempo e all’usura. Sul mercato esistono tantissime marche diverse, alcune le ho testate ma è ormai da tempo che utilizzo i prodotti del marchio Angelus, vernici acriliche a base d’acqua create appositamente per il custom (sul loro sito è possibile trovare tutto quello che serve per poter utilizzare queste tinte su svariate superfici e materiali).

Una volta recuperato tutto “l’armamentario” non resta che mettersi all’opera facendo però attenzione a seguire tutti gli step adeguatamente.

Ad esempio, La pelle necessita di una preparazione iniziale così da poter ottenere una maggiore tenuta del colore che deve essere steso in stati sottili (a volte servono parecchie mani per ottenere un colore coprente e uniforme), fatto adeguatamente asciugare e protetto con un rivestimento finale. Oppure, se volessimo dipingere un denim o un tessuto tipo canvas, è importante miscelare l’acrilico con un agente ammorbidente che rende il colore più fluido, per una migliore penetrazione nelle fibre.

Il tutto, una volta asciugato, va fissato con il calore, generalmente ferro da stiro.

Io ho iniziato dal nulla, guardando qualche tutorial, ho provato, ho sbagliato e ho continuato, con il tempo ho affinato la mia tecnica, velocizzato alcune procedure, compreso meglio i materiali… Non c’è nulla di meglio della pratica!

–    Un custom al quale sei particolarmente legata?

Nel corso di questi ultimi 4 anni ho realizzato numerosi custom, è molto diffcile sceglierne uno anche perché si instaura sempre un legame con l’opera che viene creata.

Tu hai una richiesta da parte del cliente, un desiderio, un’idea che suscita un’emozione (sia che il custom sia destinato alla medesima persona, sia che si tratti di un regalo) e, almeno per quello che mi riguarda, è impossibile non farsi coinvolgere; quindi finisci per legarti a quello che fai, perché lo fai con la testa, con le mani e con il cuore.

Ora, l’aspetto più complesso su cui sto riflettendo e a cui sto lavorando (e credo non smetterò mai) e come posso dare, ad ogni capo, il mio tocco, come posso elaborare l’idea del cliente attraverso la mia creatività, come posso lasciare la mia firma senza nemmeno scrivere le iniziali.

Questo, credo, sia un aspetto cruciale per un artista. Ci sono tantissimi customizer estremamente bravi, preparati, tecnicamente ineccepibili, che riproducono i soggetti più disparati alla perfezione e nutro molta stima nei loro confronti perché, credetemi, fare una composizione artistica, magari iperrealistica, su una scarpa, non è per nulla facile.

Però, a volte, quando mi vengono fatte certe richieste, ho l’impressione di essere presa per una sorta di stampante e questo inizia ad andarmi stretto.

Non voglio che le persone mi affidino i loro capi solo perché “sono brava a disegnare”, voglio che lo facciano perché “gli piace come Federica disegna e interpreta le cose” oppure perché “vogliono che ci sia il mio tocco, la mia ironia, la mia creatività”.

So che può sembrare un discorso pretenzioso, ma questo è il mio percorso, il mio obiettivo, senza nulla togliere al resto.

– Quali artisti e che tipo di arte preferisci?

Domanda molto difficile. Van Gogh, Magritte, de Chirico, Depero, Picasso, ma anche Pollock, Rothko, Warhol, Haring, Basquiat. Sono, da sempre, affascinata dalle loro opere, dalle loro tecniche e dai messaggi che vogliono trasmettere. Sicuramente posso definirli come la mia fonte d’ispirazione costante.

– Quanto pensi abbia influito la street photography sul fenomento del custom?  

Tantissimo. Questa tipologia di fotografia, con l’avvento delle macchine fotografiche portatili, non è più vincolata allo spazio chiuso dello studio, ma esce appunto sulla strada e racconta aspetti della società nella vita di tutti i giorni. Trovo che il custom sia molto simile.

La creazione artistica non è più solo legata al classico supporto della tela, ma anche a qualcosa di estremamente “street”, ovvero scarpe, giacche, borse, oggetti che fanno parte della nostra quotidianità. Così l’arte esce, cammina e racconta.

– Se il custom nel tempo si rovina, si può intervenire?

L’usura del capo su cui viene realizzato il custom, a meno che questo non venga mai utilizzato/ indossato/lavato/vissuto, è inevitabile. Se il prodotto viene preparato correttamente e vengono utilizzati materiali adeguati e di qualità, il custom ha un’ottima tenuta, resiste ai graffi e al lavaggio in lavatrice (max 30 gradi). E’ fondamentale spiegare al cliente cosa può fare per proteggere e mantenere la qualità del lavoro più a lungo possibile.

Mi sento di dirvi che un custom fatto a regola d’arte resiste anche meglio di qualche stampa industriale.

– Nella tua bio instagram scrivi “Dipingo ogni cosa”, me ne parli?

La frase “dipingo ogni cosa” credo descriva perfettamente il tipo di artista che voglio essere.

In questa intervista vi ho raccontato del mio lavoro nel mondo del custom, ma questo è solo uno dei tanti modi attraverso cui sento di volermi esprimere.

Ho dipinto schermi di tv, pareti, tele, pannelli, borse, portafogli, felpe, jeans, t-shirt, scarpe… Non riesco ad “incasellarmi”, non riesco a dire “devo fare solo questo” (e non voglio).

Se penso al lavoro che sto facendo sulle canvas e sui pannelli MDF, anche in questo caso, sto utilizzando diversi medium, dall’acrilico, al gesso, alla resina con le tecniche più disparate.

Quello che per me conta è la storia, il messaggio, l’emozione, che sia su foglio di carta o sneaker. Ho lavorato molto in questi anni su me stessa: cercavo il mio stile, quella cosa che mi distinguesse dal resto, il mio tocco, la mia firma.

Il lavoro prosegue anche oggi e penso non si concluderà mai, ma credo di aver capito una cosa importante.

Il “fil rouge” delle mie opere non è la tecnica, non è una specifica gamma di colori, non è un determinato soggetto, ma vorrei essere io, quello che ho da dire, quello che ho da raccontare, che sia un puro esercizio di stile che rasenti la perfezione o il quadro più incasinato e caotico che una persona abbia mai visto, ci sarà sempre il mio perché.

Altrimenti per quale motivo una persona dovrebbe acquistare una mia opera o un mio custom quando, spendendo meno, potrebbe benissimo arredare casa con delle stampe online o farsi la sua maglietta stampata?

– Quanto dei tuoi viaggi, porti nel tuo lavoro?

Più che posso. I viaggi sono una grandissima fonte di ispirazione. Resto sempre affascinata dai colori dei paesaggi, dagli accostamenti, dalle fantasie degli abiti tradizionali, dalla street art, dalle produzioni artistiche locali, tanto dalla moda, quanto dalla cucina tipica.

Ogni cosa diversa dalla nostra routine può ispirarci. Amo viaggiare tanto quanto dipingere.

Federica Cella

INSTAGRAM @theblondlasagna

MAIL federica.cella90@gmail.com

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