Evyrein La nostra intervista

Novembre 30, 2023
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Evyrein la street art più autentica che provoca e smuove le coscienze

Evyrein , urban street artist, originario di Schio e padovano di adozione, la sua identità è segreta, il suo nome è un omaggio al video gioco Heavy Rain, il cui protagonista è stato ideato con il compito di trascinare il giocatore fuori dalla sua “comfort zone”,  esattamente come fa Evyrein con la sua arte: scuote, innesca una discussione e un confronto, non lascia indifferenti.

Noi lo abbiamo raggiunto in esclusiva per una intervista

Evyrein hai detto che la tua formazione artistica non è legata ad un percorso di studi particolare ma è legata alla strada, al tuo territorio, sei originario di Schio e padovano d’adozione. Quale è la graffiti scene con cui ti sei confrontato per prima e quella che ti appartiene di più?

La mia formazione artistica è stata principalmente plasmata dalle strade e dal territorio che mi circonda. Essendo originario di Schio e padovano d’adozione, ho avuto l’opportunità di immergermi in contesti artistici molto diversi. La scena graffiti con cui mi sono confrontato per prima è stata quella di Schio, la mia città natale

Tuttavia, è stata la scena Padovana che ha avuto un impatto significativo sulla mia evoluzione artistica. Padova è una città ricca di storia e cultura, e l’energia creativa della scena artistica locale ha contribuito notevolmente alla mia crescita come street artist. Mi sento più legato a questa scena perché qui ho trovato ispirazione, sfide e opportunità di esprimere me stesso in modo unico.

Ha anche influenzato molto il mio modo di vedere l’arte di strada, spingendomi a esplorare nuove tecniche e a trasmettere messaggi più provocatori attraverso le mie opere. In breve, la scena Padovana è diventata la mia casa artistica, offrendomi un terreno fertile per esplorare la mia creatività.

Nell’autoritratto “Pinxit Mea” ,accompagnato su instagram dalla frase “School kills Creativity”, ti raffiguri come un moderno Leonardo che rivolge un fuck a chi lo sta guardando. Evyrain chi è?

Evyrein è il mio alter ego, un moderno Leonardo che solleva il medio a chiunque osi mettere in discussione la creatività. “School kills Creativity” è il mio inno contro un sistema educativo che soffoca l’originalità in favore della conformità.  Sono qui per scuotere le fondamenta, mandare a quel paese le convenzioni. Evyrein è caos, è disordine, è il moderno guerrigliero artistico e sono qui per rompere le regole, provocare, e liberare la creatività dalla sua prigione.In “Pinxit Mea”,  raffiguro un moderno Leonardo, un ribelle con una pennellata provocatoria e un chiaro messaggio: “School kills Creativity”. Evyrein è un’entità ribelle, un catalizzatore di pensieri controcorrente e un trasgressore delle convenzioni artistiche. Come uomo, sono un osservatore critico della società, un individuo che cerca di far emergere le contraddizioni e le ipocrisie attraverso la sua arte. Sono un provocatore consapevole, alimentato da una sete di libertà e di espressione autentica. La mia vita è un continuo atto di ribellione contro la normalità impostami, sia come artista che come individuo.

Sul tuo profilo Instagram hai specificato  UNAUTHORIZED StreetArt  e – NO private commission. Operare nell’anonimato e non eseguire opere regolarmente commissionate, sono per te e per il tuo essere street artist, mi pare di capire,  due condizioni fondamentali. Pensi che in un certo qual modo essere mainstream abbia snaturato la street art?

Assolutamente. Il rifiuto delle commissioni private sono pilastri fondamentali della mia identità di street artist. L’operare nell’anonimato mi permette di sfidare le regole senza restrizioni, di agire senza il filtro dell’approvazione istituzionale. La street art è nata per le strade, per le persone, e rimango fedele a questa essenza ribelle. Devo ammettere che in passato ho ceduto a un paio di commissioni e quelle esperienze mi hanno fatto capire quanto io sia proprio distante da quel mood, infatti non mi è piaciuto nulla di quelle esperienze.

Per quel che riguarda Il mainstream ha sicuramente snaturato la street art in certi casi e quando diventa una forma d’arte commercializzata, perde spesso la sua autenticità e la sua capacità di critica sociale. Troppo spesso vediamo artisti che, una volta marginali, si ritrovano ad essere assimilati da una cultura mainstream che li addomestica.

La street art è nata come voce del popolo, come un grido di protesta contro le ingiustizie e la monotonia. Essere spinti verso la commercializzazione può far perdere di vista questa ribellione intrinseca quindi rimango abbastanza radicale perché credo che le opere debbano fluire spontaneamente e interagire direttamente con il contesto urbano e le persone, senza essere intrappolate nell’ambito delle transazioni finanziarie o delle richieste private. La street art, per me, deve mantenere il suo spirito “anarchico” per restare autentica e rilevante.

La guerra non è finita se sono i governi a non volerlo recita un cartello che in un tuo murale fai tenere in mano a John Lennon e Yoko Ono. Dalle loro proteste pacifiche sono passati più di cinquant’anni. Cosa è cambiato Evyrein, secondo te, nella percezione della guerra tra le persone, e cosa non è cambiato nella volontà dei Governi mondiali?

Il pezzo “The war is NOT over” è il mio urlo contro l’ipocrisia del potere. Cinquant’anni dopo, la percezione della guerra tra le persone è diventata una specie di routine su cui possiamo piangere emoji tristi sui social media ma nel mondo reale, le cose non sono cambiate poi così tanto….  I governi mondiali? Beh, sono ancora nel business della guerra. Parlano di pace nei discorsi, ma dietro le quinte vendono armi, alimentano conflitti e fanno affari sulle spalle di chi soffre. La volontà dei governi di mettere fine alle guerre è più falsa di un sorriso politico in campagna elettorale. La realtà è che la guerra è un business, e finché ci sono profitti da fare, non smetteranno mai.Quindi, sì, il cartello rimane vero: “War is NOT over” perché i governi non vogliono che finisca. E noi? Continuiamo a vivere nell’illusione che qualcosa sia davvero cambiato, mentre nel mondo reale la macchina della guerra macina ancora.

Le tue opere sono un j’accuse senza mezzi termini. Molto eloquente la stretta di mano tra la premier Giorgia Meloni e Matteo Messina Denaro con la scritta in buonafede, opera per la quale hai ricevuto una denuncia , e “L’Ottava Dose”, in cui una Wanna Marchi incoronata regina della malafede, stringe una siringa con il vaccino nella destra e il siero del covid-19 nell’altra. Mi parli della tua posizione su cosa sia oggi la mafia e su quanto di interesse ci sia stato dietro la campagna nazionale di vaccinazione ?

La stretta di mano tra Giorgia Meloni e Matteo Messina Denaro in “In Buonafede” è un atto di denuncia diretta contro le connessioni oscure tra politica e criminalità organizzata. La denuncia che ho ricevuto E le perquisizioni della Digos in casa sono state un tentativo di zittire la verità che le mie opere cercano di esprimere. Quanto a “L’Ottava Dose”, rappresenta una satira pungente sulla gestione della pandemia e la corsa al vaccino. La scelta di rappresentare Wanna Marchi come regina della malafede è una critica all’opportunismo e alle manipolazioni che possono emergere in momenti di crisi. La siringa con il vaccino in una mano e il siero del COVID-19 nell’altra sottolinea la complessità e le ambiguità di certe decisioni legate alla salute pubblica.

Sulla mafia? È come un cancro sociale che corrode tutto. La connessione tra politica e criminalità organizzata è più stretta di quanto la gente vuole ammettere. La mafia non è solo un fenomeno criminale, è una malattia che ha radici profonde nella politica corrotta.Quanto alla campagna di vaccinazione, certo, i vaccini sono cruciali, ma non posso fare a meno di chiedermi quanto dietro le quinte sia spinto da interessi economici e politici. La salute pubblica è importante, ma quando ci sono in gioco grandi interessi finanziari, è difficile non essere scettici.

La mia arte è qui per scuotere le coscienze, per far sputare la verità che molte persone vogliono ignorare o nascondere. Non ho paura di dire le cose come stanno, anche se questo significa ricevere denunce o essere tacciato di provocazione. La verità fa male, ma è la cosa di cui abbiamo più bisogno.

Vladimir Putin e Zelensky in un tuo murale vincono il peggior Oscar del 2022. Sono ambedue ugualmente colpevoli secondo te?

In termini di colpevolezza specifica, l’opera non è una dichiarazione giuridica, bensì una rappresentazione provocatoria che mira a stimolare la riflessione e la discussione. Non sto affermando che Putin e Zelensky siano ugualmente colpevoli su ogni questione o evento…Le opere d’arte possono rappresentare una critica o una visione satirica su determinati aspetti delle loro azioni o posizioni politiche senza implicare una valutazione complessiva della colpevolezza.In breve, la mia opera mira a sollevare domande piuttosto che a fornire risposte definitive sulla colpevolezza di Putin e Zelensky e invita a una riflessione più ampia sulla politica, sulla società e sulle dinamiche di potere.

Circa un eventuale restauro del “Migrant Child” di Banksy hai avuto una posizione molto netta e anche di grande rispetto verso un altro artista, dicendo che non accetteresti mai effettuare un salvataggio artistico su un’opera non tua, a meno che non fosse l’artista stesso a chiedertelo. Il rispetto, quanto per te oggi è diventata una parola senza significato, anche nel campo della streetart?

Nel contesto della dichiarazione sulla non accettazione di effettuare un salvataggio artistico su un’opera non mia senza la richiesta diretta dell’artista, la mia posizione riflette il rispetto per l’autonomia creativa e la proprietà intellettuale di un collega artista.

Per quanto riguarda Il rispetto nel mondo della street art? Sembrerebbe che per alcuni sia diventato un optional. Tra copie sfacciate, furti di murales e opere rimosse senza alcun rispetto per l’artista originale, sembra che il concetto di rispetto sia diventato un lusso in via di estinzione nella giungla della street art… Che dire, forse alcuni hanno bisogno di un corso intensivo su come si usa quella parola, magari dipinto su un muro alto quanto un grattacielo 😉

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