Drusilla Foer “Venere e Cupido”

Novembre 22, 2023
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Drusilla Foer

Drusilla ama Venere

Drusilla Foer alla Galleria dell’Accademia di Firenze, in uno stimolante dialogo con la Direttrice Cecilie Hollberg ,dalla quale era stata personalmente invitata lo scorso 20 novembre ha raccontato il suo amore per il dipinto “Venere e Cupido” che si trova alla sinistra del David e fu realizzato nel 1533 circa da Jacopo Carucci, detto il Pontormo, ispirandosi ad un cartone preparatorio di Michelangelo.

Drusilla con la sua colta e raffinata ironia, ha deliziato il pubblico raccontando proprio di Venere, dea della bellezza e dell’amore, creatura immortale, madre di Cupido e del mito di “Amore e Psiche”, tratto dalla favola di Apuleio. Per farlo si è avvalsa delle immagini che li raffigurano, non solo di Pontormo ma anche di Bronzino e di altri artisti.

Drusilla Foer commenta Venere e Cupido quadro del Pontormo. Nell’opera Venere è in piedi per tutta la lunghezza del dipinto, con il busto sollevato su un panno blu e la testa girata per abbracciare Cupido, suo figlio e amante, che è alle sue spalle, intrecciandosi a lei con il braccio che le copre il collo e la gamba a nascondere parzialmente il pube. Venere afferra la freccia che Cupido tiene in mano, forse un'allusione agli inganni dell'amore, a cui rimandano anche le due maschere attaccate all'arco di Cupido a sinistra, accanto ad altri elementi simbolici: un burattino in una scatola scura e un catino pieno di rose. Al centro c'è un'apertura paesaggistica.

Storia di “Venere e Cupido”

Il fatto che l’opera del Pontormo provenisse da un cartone di Michelangelo è citato nel Manoscritto “Anonimo Gaddiano” (1537-1542). Il disegno deve risalire al 1532-1533 mentre il dipinto sembra risalire al 1533 prima però della partenza per Roma di Michelangelo

Alessandro de Medici ritratto dal pittore Pontormo

Sappiamo che apparteneva ad Alessandro de Medici e che fu censurato coprendo le nudità di Venere. L’opera non fu riconosciuta fino al 1850 e nel 1852 il restauratore Ulisse Forni, la riportò allo stato originale eliminando gli strati di pittura e le modifiche successive, fatta eccezione per il pezzo di stoffa che copre il pube della dea e che venne rimosso soltanto nel 2002. Fu un’opera molto imitata nell’antichità: ne esistono repliche a Kensington Palace a Londra, al Museo di Capodimonte a Napoli e a Ginevra. Giorgio Vasari ne fece addirittura tre per Ottaviano de Medici.

Nell’opera Venere è in piedi per tutta la lunghezza del dipinto, con il busto sollevato su un panno blu e la testa girata per abbracciare Cupido, suo figlio e amante, che è alle sue spalle, intrecciandosi a lei con il braccio che le copre il collo e la gamba a nascondere parzialmente il pube. Venere afferra la freccia che Cupido tiene in mano, forse un’allusione agli inganni dell’amore, a cui rimandano anche le due maschere attaccate all’arco di Cupido a sinistra, accanto ad altri elementi simbolici: un burattino in una scatola scura e un catino pieno di rose. Al centro c’è un’apertura paesaggistica.

Il coinvolgimento di Michelangelo è evidente nelle forme scultoree di Venere e nella complicata posizione degli amanti, raffigurati in posizioni innaturali.

Qui per leggere il restauro dell’opera censurata di Artemisia Gentileschi

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