Dipendenza da oppio. La mostra ad Harvard

Dicembre 18, 2023
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Oppio

Oppio e dipendenza, una mostra negli States indaga su un fenomeno tristemente ancora attualissimo.

Objects of Addition all’Harvard Art Museum esplora le dinamiche del commercio dell’oppio strettamente connesse al fiorire del mercato dell’arte cinese tra la fine del XVIII e l’inizio del XX secolo.

L’acquisizione, spesso con metodi illegali, di oppio e di manufatti cinesi ha profondamente impattato sull’economia globale e naturalmente sulla salute pubblica e i sui fenomeni immigratori, con ripercussioni ancora ai nostri giorni.

La prima parte della mostra esamina le origini del commercio dell’oppio, l’impatto devastante che ebbe sulla dinastia Qing (1644-1911) e sulla popolazione. Sono esposti accessori per fumare, registri dei conti del commercio di oppio, fotografie e anche raccolte di articoli di giornale che condannano fermamente la vendita e il consumo di oppio, con particolare riguardo agli effetti sulla salute.

La seconda parte approfondisce la storia del collezionismo d’arte inperiale in Cina ponendo l’accento sulla crescita esponenziale di interesse per l’arte cinese in Europa e negli Stati Uniti dopo le guerre dell’oppio (1839-42, 1856-60). che contrapposero l’Impero cinese, sotto la dinastia Qing, al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, i cui interessi militari e commerciali nella regione erano stati posti sotto il controllo della Compagnia britannica delle Indie orientali. Le guerre giunsero al culmine di annose dispute commerciali tra i due Paesi: in risposta alla penetrazione commerciale britannica, che aveva aperto il mercato cinese allo stupefacente proveniente dall’India britannica, la Cina inasprì i propri divieti sulla droga e ciò scatenò il conflitto.
Sconfitto in entrambe le guerre, l’Impero cinese fu costretto a tollerare il commercio dell’oppio e a firmare con i britannici i trattati di Nanchino e di Tientsin, che prevedevano l’apertura di nuovi porti al commercio e la cessione dell’isola di Hong Kong al Regno Unito. Ebbe così inizio l’era dell’imperialismo europeo in Cina, e numerose altre potenze europee seguirono l’esempio, firmando con Pechino vari trattati commerciali.

In quell’epoca si assistette ad un vero e proprio cambiamento di gusto con un improvviso e crescente interesse da parte di Europa e Stati Uniti verso l’arte cinese, con una conseguente esportazione dall’oriente di ceramiche e tesori di palazzo, preziosi gioielli e manufatti artistici, giade rinvenute da tombe, sculture buddiste, bronzi.

Una sezione speciale della Mostra indaga invece il parallelismo tra la crisi dell’oppio in Cina e lo spropositato aumento di consumo di oppiodi nel Massachusetts. Anche i visitatori sono invitati a condividere i loro pensieri e le proprie opinioni o esperienze individuali all’interno dello spazio espositivo.

Tra gli artisti che hanno recentemente dichiarato di essere sopravvissuti alla dipendenza da oppioidi Nan Goldin

Ed è sempre esistita una perversa connessione tra artisti e consumo di droga

Ricordiamo che anche in Italia il consumo di oppiodi riguarda, secondo le ultime stime disponibili del 2020, oltre 350.000 persone

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