Contro il femminile

Ottobre 23, 2023
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Le Guerrilla Girls e le discriminazioni oggi verso le artiste

Sono ancora molte oggi nell’arte le discriminazioni verso il femminile e LGBTQIA+

Le Guerrilla Girls sono un gruppo di attiviste formato nel 1985 i cui membri sono artiste, curatrici e scrittrici. 

Il loro lavoro focalizza l’attenzione sulla discriminazione di genere e razziale nel mondo dell’arte attraverso dimostrazioni, performance e “messaggi di servizio pubblico”.

When Racism & Sexism are No Longer Fashionable, What Will Your Art Collection Be Worth? (Quando il razzismo e il sessismo non saranno più di moda, quanto varrà la tua collezione d’arte? ) (1989) commentando il fatto che molti musei statunitensi hanno costruito le loro collezioni attorno al lavoro di artisti maschi bianchi.

 Il testo suggerisce che il loro lavoro è stato sopravvalutato – nel mercato dell’arte e culturalmente – mentre all’opposto le artiste e le artiste di colore sono state sottovalutate. Un’altra opera, The Advantages of Being a Woman Artist (1988), descrive la frustrazione del tentativo di avere successo in un mondo che non valorizza i contributi in modo equo. Attraverso l’ironia le Guerrilla Girls  sottolineano il sistematico pregiudizio di genere e razziale nella scelta delle opere che il pubblico ha la possibilità di vedere nelle collezioni museali

Durante la fine degli anni ’60 e ’70, le donne negli Stati Uniti si mobilitarono per chiedere l’uguaglianza di genere nella loro vita civica, educativa, domestica e professionale. Il movimento delle donne si inserisce in un clima di attivismo sociale e di messa in discussione ispirato dal movimento per i diritti civili e, più tardi, dalle proteste contro la guerra del Vietnam. L’attivismo sociale del periodo si estese al mondo dell’arte, poiché le artiste iniziarono a confrontarsi e sfidare pregiudizi di vecchia data e ruoli di genere tradizionali che avevano limitato le loro carriere.

E oggi?

Da uno studio condotto nel 2019 da Robert Hoffmann, professore all’Università della Tasmania, e Bronwyn Coate, docente di economia al Royal Melbourne Institute of Technology emerge che gli uomini dominano sia il mercato – nel 2019 le donne rappresentavano solo il 2% delle vendite all’asta – sia la presenza in mostra – sempre nel 2019, in 26 importanti musei americani le donne rappresentavano solo l’11% delle acquisizioni e il 14% delle esposizioni.

Dati inquietanti che fotografano una triste realtà: nonostante le opere possano presentarsi pressoché analoghe, il pubblico è indotto a considerare più importanti i lavori realizzati da artisti uomini, con una netta discriminazione verso il femminile. Ciò porta i collezionisti a investire più sulle loro opere, rinforzando quindi l’idea che effettivamente siano di maggior valore. Un circolo vizioso innescato da uno stereotipo e che va a rinforzare lo stesso.

Un segnale a tal riguardo è stato dato dalla scelta del titolo della Biennale di Venezia 2024.

Foreigners Everywhere – Stranieri ovunque è stata voluto dal curatore Antonio Pedrosa, proprio per dare un segnale importante a sostegno di tutti quegli artisti che ancora oggi per discriminazioni razziali, di genere, religiose o sociali si trovano in condizioni di estrema difficoltà.

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