Banksy The Migrant Child, la polemica

Novembre 19, 2023
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Banksy The Migrant Child, una bambina raffigurata con un razzo di segnalazione in mano

Il restauro dell’opera di Banksy: pratica invasiva o necessaria salvaguardia?

The Migrant Child realizzata da Banksy sul muro di un palazzo veneziano abbandonato durante la Biennale d’Arte Contemporanea del 2009 , è diventata una delle tantissime attrazioni della città lagunare.  Tuttavia, a causa dell’umidità e della salsedine, l’opera d’arte raffigurante un bambino che indossa un giubbotto di salvataggio e tiene in mano una torcia sta lentamente svanendo.

L’opera che è stata realizzata con l’intento di avviare una discussione e una presa di coscienza globale sul tema dei rifugiati, oggi fa discutere su quello che dovrebbe essere il suo futuro.

Per salvarla il proprietario dell’edificio ha chiesto l’intervento della Sopraintendenza dei Beni Culturali ma l’ente preposto alla tutela dei beni culturali si è detto non qualificato per occuparsi di un pezzo così recente  .

Il sindaco della città, Luigi Brugnaro, e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia si sono rivolti a Vittorio Sgarbi, Sottosegretario alla cultura che si è assunto l’incarico di provvedere al restauro dell’opera attraverso il coinvolgimento finanziario di un istituto bancario italiano ed affidando il lavoro a Federico Borgogni, che in precedenza ha effettuato una “operazione di salvataggio” per uno stencil di Banksy a Bristol

Il quartiere di Rio Novo, dove si trova lo stencil, è uno dei più frequentati della città e punto di collegamento importante tra la stazione ferroviaria di Santa Lucia e il Canal Grande. Il passaggio di motoscafi provoca un continuo “moto ondoso”, onde che contribuiscono all’accelerazione dell’erosione esercitata dall’acqua salmastra.

La parte inferiore dei palazzi veneziani, a contatto con l’acqua, in architettura viene definita la ‘superficie del sacrificio'”, spiega Monica Gambarotto, guida turistica veneziana. “Di solito viene lasciato in mattoni a vista, non verniciato, per evitare che l’acqua del canale risalga e venga assorbita dalla copertura.”

La proposta del sottosegretario alla Cultura è stata oggetto di molte critiche: “Banksy non era uno sciocco; era pienamente consapevole che la sua creazione in riva al mare non era destinata a durare. Restaurarla va contro la tendenza”, ha detto Evyrein urban street artist originario di Schio nelle cui opere tratta temi quali la lotta ai soprusi e l’uguaglianza. Aggiungendo poi: “Ho sperimentato il restauro di uno dei miei pezzi con le migliori intenzioni e, nonostante il gesto sincero, il risultato finale è stato meno che desiderabile. Se mai mi venisse chiesto di modificare il lavoro di un altro artista, rifiuterei a meno di non aver avuto il suo esplicito consenso.”

Nella definizione più  ampia di street art sono comprese forme d’arte diverse che intervengono nei contesti stradali e urbani pubblici in modo del tutto spontaneo, dalla natura temporale effimera ma con due ramificazioni ben distinte:

per le opere realizzate senza commissione, spesso proprio per il contesto illegale in cui nascono, non è previsto o non viene considerato dall’artista un eventuale risanamento una preparazione dei muri in modo da dare più stabilità all’opera che quindi è soggetta ad un naturale degrado dovuto alle condizioni ambientali o al passare del tempo.

per le opere su commissione ecco invece che la volontà di durata dell’opera si considera in vista della realizzazione del progetto, per questo si affida all’artista la scelta del luogo e del muro, la qualità delle vernici e degli altri materiali, così come l’attuazione nel tempo di buone pratiche di conservazione per il rallentamento del deterioramento.

Interpellato da Euronews Cultura, Sgarbi ha affermato che l’opera di Banksy è ora di proprietà delle autorità locali, quindi della città di Venezia: “Non ho intenzione di consultare l’artista: l’opera è stata creata illegalmente e possiamo farne ciò che vogliamo”.

Allo stesso tempo, ha riconosciuto il valore dell’opera d’arte, affermando: “Molti turisti la fotografano, quindi ha un valore sociologico significativo”. 

C’è da chiedersi fino a che punto le autorità possano spingersi nella trasformazione di un’opera che rischia di diventare o significare altro rispetto all’intento o al valore del messaggio con il quale è stata concepita.

In molti ricorderanno il caso dello streetartist Lucamaleonte che realizzò, in collaborazione con mille studenti di Ostia, un murale autorizzato e su commissione, contro le mafie. Oltre ai volti noti di personaggi come Peppino Impastato, Giancarlo Siani e Giovanni Falcone i ragazzi crearono delle silhouette con dei volti senza nome, ritraendo proprio alcune teste dei loro compagni, a evidenziare come la lotta alla mafia sia spesso portata avanti da cittadini anonimi, capaci di scelte quotidiane coraggiose che sono fonte di cambiamento.

 Inoltre vennero ritratti i volti di Federica Angeli, nota in tutta Italia per la sua lotta alla mafia nel territorio di Ostia, Giorgio Jorio, padre dell’Associazione Culturale Affabulazione e il nuotatore Manuel Bortuzzo, rimasto paralizzato alle gambe a seguito di una sparatoria. Dopo un anno l’amministrazione comunale decise di cancellare dal murale i volti dei “vivi”poiché, a suo giudizio, passibili di un messaggio “divisivo”. Viene chiesto quindi di cancellare il viso di Federica Angeli, sotto scorta da dieci anni , perché colpevole di “essere ancora viva”, e poi di rimuovere quello di Giorgio Jorio e poi ancora di coprire il volto dell’artista Mario Rosati, autore della stele su Pasolini. Ma qui la mano di Lucamaleonte si ferma.

Resta il segno di una pennellata che non ha potuto proseguire in questo gioco ridicolo.

Grazie alla raccolta di 26.458 firme il volto di Federica Angeli è tornato ad essere il simbolo di un territorio e di un Municipio che chiede la legalità a dispetto di ogni codardia istituzionale.

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