Artemisia Gentileschi Coraggio e Talento

Novembre 25, 2023
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Artemisia Gentileschi ritratto di giovane donna

Artemisia Gentileschi abbiamo scelto l’artista seicentesca a rappresentare tutte le donne vittime di violenza

25 novembre giornata contro la violenza sulle donne

Artemisia Gentileschi, in Mostra a Genova a Palazzo Ducale fino al 1 aprile 2024, è stata un’artista straordinaria, e la sua riscoperta in anni recenti non può prescindere dal valore che la sua vicenda personale ricopre per le donne di tutto il mondo. Innanzitutto perché con il suo talento è stata protagonista della pittura del ‘600 in un ambiente dominato dagli uomini.

Artemisia Gentileschi. Mostra a Genova Palazzo Ducale

E parallelamente per la violenza carnale subita nel 1611 da parte di Agostino Tassi, amico del padre Orazio Gentileschi e suo maestro di disegno.

Artemisia Gentileschi. Agostino Tassi

Orazio nel 1576 si era trasferito a Roma da Firenze, tra il 1588-89 aveva partecipato alla decorazione della Cappella Sistina, Artemisia, che fu la figlia e l’allieva preferita nasceva nel 1593, il padre  le insegnò tutto quello che sapeva e poi decise di chiamare Agostino Tassi, di origini pisane da poco trasferitosi a Roma per completare la sua istruzione. Agostino senza alcuno scrupolo non esitò a stuprare la sua allieva.

L’accusa di stupro ai danni della figlia e il successivo processo, verrà intentata da Orazio Gentileschi alla fine del febbraio 1612 a Roma.

Il fatto che la vicenda fosse stata taciuta a lungo prima che Orazio sporgesse denuncia, generò una serie di illazioni e dicerie, tanto da trasformare il processo in un accanimento denigratorio e diffamatorio  nei confronti di Artemisia che si voleva far passare nell’opinione pubblica per una donna poco seria e consenziente all’adescamento di Agostino.

Il processo si protrasse per qualche mese perché vennero interrogati vari conoscenti di entrambe le parti in causa, per verificare la veridicità delle deposizioni. Soprattutto l’accertamento della testimonianza di Nicolò Bedino impiegò molto tempo, dal momento che vi erano forti sospetti che fosse stato corrotto da Agostino. Il 27 novembre 1612 Agostino Tassi venne condannato per la deflorazione di Artemisia Gentileschi, la corruzione dei testimoni e la diffamazione di Orazio Gentileschi. Il giudice Gerolamo Felice gli impose di scegliere tra cinque anni di lavori forzati e l’esilio da Roma. Il giorno seguente Tassi prese la propria decisione e scelse l’esilio, aiutato dal capitano Pietro Paolo Arcamanni che garantì per lui. La sentenza venne depositata, separata dagli atti, negli Archivi Vaticani. L’esilio di Agostino Tassi, che aveva sulla coscienza anche lo stupro della cognata e il tentato omicidio della moglie, oltre a varie accuse per furo,  si ridusse a pochi mesi.

Artemisia sarà costretta a sposare un pittore fiorentino di poco conto, tale Pierantonio Di Vincenzo Stiattesi. Si trasferirà a Firenze, e condannata all’infelicità di un matrimonio non voluto, troverà rifugio nella sua arte.

Inizia quindi la silenziosa protesta pubblica di Artemisia, si vendicherà di Agostino Tassi per mezzo di un dipinto dalla straordinaria bellezza “Giuditta che taglia la testa di Oloferne“. Un’opera in cui Giuditta ,con un gesto potente, mentre ha sulle labbra un sottile sorriso di piacere, taglia di netto la testa di Oloferne.

E’ il ritratto di una vendetta, di una giustizia invocata seppure tardiva.

Artemisia Gentileschi Giuditta e Oloferne

Su Artemisia pesò sempre invece il giudizio dell’opinione pubblica del suo tempo, basti pensare all’epitaffio a lei dedicato nel 1653 dai veneziani Giovan Francesco Loredano e Pietro Michiele in cui si gioca su Arte / mi / sia / Gentil / esca: 

Co’l dipinger la faccia a questo e a quello

Nel mondo m’acquistai merto infinito

Nel l’intagliar le corna a mio marito

Lasciai il pennello, e presi lo scalpello

Gentil’esca de cori a chi vedermi

Poteva sempre fui nel cieco Mondo;

Hor, che tra questi marmi mi nascondo,

Sono fatta Gentil’esca de vermi.

Agostino Tassi continuò a collezionare denunce: stupro,incesto, sodomia, furti, debiti, e persino accuse di omicidio mai provate, ma questo non influì affatto sulla sua carriera artistica. La sua bottega a Roma era frequentata da moltissimi artisti italiani e stranieri, soprattutto fiamminghi. Riceveva commissioni dalle più grandi famiglie nobili e patrizie romane , i Rospigliosi, i Lancellotti, i Ludovisi, i Pamphili, si occupò della decorazione di alcune stanze e una cappella privata al Quirinale, allora residenza del Papa. Godeva della protezione di Papa Innocenzo X.

Alla fine si riappacificò anche con Orazio Gentileschi, a dimostrazione che a quel tempo le donne occupavano un posto molto basso nella gerarchia sociale.

Qui per vedere l’opera censurata di Artemisia Gentileschi

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