5 Artisti Queer da non perdere

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FILIPPO ROMANELLI

Fotografo, cantastorie. Così recita il suo profilo instagram.

Filippo Romanelli autore del libro “Just Another Gender Theory”, una riflessione non solo fotografica sul genere come realtà fluida, è un fotografo di straordinario talento e rara bellezza creativa.

“Mi piace lavorare su simboli culturalmente definiti e in particolare sugli stereotipi. Il mio approccio fotografico cerca di lasciare un minimo di ambiguità fra realtà e finzione per alimentare il dialogo sottile che sempre esiste fra vero e falso.”

Il suo “Just Another Jesus” ha forme che si intravedono appena sotto una t shirt che ha stampato un “cuore sacro” e lunghi capelli sciolti su cui è deposta una corona di spine.

Il “ritratto di famiglia” vede dall’altra parte dell’obiettivo fotografico, due donne con i piedi ben piantati per terra e due bambini che giocano a testa in giù. “Diventare madri, non significa riprodursi, ma diventare genitori; noi siamo diventate genitori insieme”, dicono Enrica e Silvia.

In “Man pierced by the darts” l’identità di genere non è riferita a una realtà dicotomica, ma piuttosto fluida, a un continuum di identità possibili ai cui estremi si trovano i concetti di “maschio” e “femmina”

CASSILS

Artista transgender, Cassils fa del proprio corpo la materia e il principale protagonista della performance.

L’arte di Cassils indaga la storia della violenza, della lotta e della sopravvivenza LGBTQI+. Secondo l’artista la performance può essere considerata la migliore espressione di scultura sociale. Partendo dall’idea che il corpo si forma in relazione alle forze del potere e alle aspetttative sociali a cui tutti siamo sottoposti, il lavoro di Cassils indaga il contesto storico per esaminare il momento presente.

“Diventare un’immagine” tra le performance più famose dell’artista fu presentata per la prima volta presso l’ONE Archives di Los Angeles, il più antico archivio LGBTQIA+ degli Stati Uniti ed è stato poi ripresentato in varie sedi. Al centro della scena, nell’oscurità più totale, un blocco di argilla da oltre 900 kg, che l’artista vestito solo di biancheria intima color carne, riusciva a modificare con calci e pugni, utilizzando quindi solo la forza del proprio corpo. Il processo di trasformazione era illuminato esclusivamente da sporadici flash fotografici attraverso i quali il pubblico poteva avere istantanee percezioni del “work in progress” attraverso l’impatto del flash sulla retina, salvo poi diminuire d’intensità man mano che l’occhio si riabituava all’oscurità.

JULIE MEHRETU

Con un fatturato da oltre 48 mln di dollari , Julie Mehretu è una vera e propria star. Nelle sue grandi tele, crea narrazioni inconsuete usando come punto di partenza una moltitudine di fonti diverse, tra cui fotografie d’archivio, fumetti, calligrafia cinese e giapponese, graffiti, arte e architettura modernista. L’artista non si ferma però alla riproposizione di quanto osserva, ma porta le immagini ai limiti estremi dell’astrazione, rendendole irriconoscibili attraverso la stesura di vari strati di pittura e la sovrapposizione di rendering architettonici, forme geometriche e segni a matita, penna e inchiostro.

FRANCESCO GIORDANO

Francesco Giordano è un fotografo e artista creativo italo-spagnolo; attualmente vive e lavora a Monaco, in Germania. Si è dedicato a progetti incentrati su tematiche LGBTQIA+ e migrazione.

Giordano utilizza la fotografia per evidenziare temi sociali allo scopo di creare maggiore visibilità su emarginazione e le questioni queer. Sperimenta tecniche creative come esposizioni lunghe, spostamenti di piano e colori forti per creare una maggiore intensità narrativa.  Oltre al suo lavoro di fotografo, Giordano opera anche come curatore e organizzatore di comunità artistiche. Attraverso ” Rainbow Refugees (Stories) ” (2019), ” 377. Inside India’s Queer Community ” (2020) e ” queer:raum ” (2022) l’artista utilizza l’espressione artistica e la fotografia allo scopo di aumentare la consapevolezza, creare coesione tra le comunità e favorire l’integrazione. 

L’attuale progetto di Francesco Giordano, “Queer Generations”, mira a creare un ponte tra giovani fotografi e anziani LGBTQIA+. Il risultato sarà una mostra fotografica nel giugno 2024 che presenterà ritratti e conversazioni tra le generazioni. Il progetto esplora i temi delle lotte queer passate e presenti, la perdita di una narrazione familiare e biografica quando non ci sono discendenti e la crescente importanza delle famiglie scelte.

CHRISTINA QUARLES

Christina Quarles nasce nel 1985 da madre bianca e papà nero, arriva presto ad identificarsi come una donna queer cisgender nera. Ha una formazione artistica classica incentrata sul disegno, ma per l’artista la figura rappresenta un qualcosa di ambiguo, di multiplo, estesa ed allo stesso tempo delimitata; piatta eppure volumetrica, sentita e captata piuttosto che osservata. Le curve arcuate che limitano le sue figure si estendono, cadono, si rialzano in quelli che sembrano gesti singoli, eppure sono linguaggi del corpo, in un effetto astratto che trasmette al tempo stesso un desiderio prepotente e incrollabile.

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