10 imperdibili mostre durante la Biennale

Aprile 25, 2024
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Marco Polo Venezia Biennale 2024

Venezia non è solo Biennale Arte, ecco le mostre più belle del 2024

A Venezia Biennale 2024, la prima esposizione affidata ad un curatore latino americano, Antonio Pedrosa, 30 eventi collaterali, 90 padiglioni nazionali, tra cui quello della Santa Sede, le new entry del Benin, Etiopia, Tanzania e Timor Est, quelli in prestito (dalla Russia alla Bolivia) e quelli chiusi (Israele).

Ecco le 10 mostre imperdibili che si terranno in concomitanza con la Biennale

Le lacrime di Francesco Vezzoli al Museo Correr

Insieme a Donatien Grau, Francesco Vezzoli ha concepito la mostra intitolata Musei delle Lacrime, all’interno della quale affiancherà sue opere (storiche, recenti e alcune realizzate per questa occasione) ai capolavori della collezione del Museo Correr, con l’intento di creare un dialogo e una nuova narrativa dove la storia dell’arte, invece che un modello immutabile, venga riproposta come materia attuale e viva nel presente; trovando nell’ibridazione con temi e iconografie – soprattutto a tema religioso – di altre epoche lo spunto per la riflessione artistica su argomenti come il culto dell’identità, l’autorialità, l’emotività, e su come vivere il passato senza rinnegarlo o cancellarlo. Pensato precisamente per Venezia, città d’arte per eccellenza (eterna, ma eternamente in rinnovamento) e alla Biennale 2024, il progetto vuole essere altresì un omaggio a Carlo Scarpa e al suo lavoro sull’identità storico-artistica della città e, in special modo, sui musei veneziani. Un omaggio – in primis – concettuale, esteso agli elementi installativi, con l’intento di creare una serie di sovrapposizioni estetico-linguistiche che possano esaltare le forme della tradizione, celebrando il loro potere trascendentale e assolutamente dialettico con il presente. Fino al 24 novembre

Armando Testa a Ca’ Pesaro

I suoi capolavori sono figli di una pluralità di linguaggi espressivi, sperimentati nel corso di una carriera più che trentennale, la cui modernità, oggi fonte di ispirazione per gli artisti contemporanei, ha portato lo studioso di estetica Gillo Dorfles a definirlo “visualizzatore globale”. Al primo concorso, vinto da Armando Testa a vent’anni per ICI (Industria Colori Inchiostri) nel 1937, si affianca la ricerca portata avanti nell’immediato dopoguerra per importanti aziende come Martini & Rossi, Carpano, Borsalino e Pirelli, da cui scaturiranno alcune delle sue più geniali e iconiche invenzioni. E ancora, le pubblicità, le campagne promozionali e i loghi per Lavazza, Sasso, Carpano, Simmenthal e Lines, tra gli altri, che hanno accompagnato diverse generazioni di spettatori, fruitori, artisti e creativi, si arricchiranno delle suggestioni di Testa per occasioni pubbliche nazionali, come le Olimpiadi di Roma del 1960, di cui realizzò il manifesto ufficiale vincendo un concorso segnato da articolate vicende. Gli anni Cinquanta e Sessanta videro la nascita delle immagini e delle animazioni per la televisione, con personaggi, suoni e gesti che sono rimasti nella storia della pubblicità e della cultura internazionale: dal digestivo Antonetto (1960) alla celebre sfera rossa sospesa sopra la mezza sfera del Punt e Mes, che in dialetto piemontese significa “un punto e mezzo” (1960); da Caballero e Carmencita per il caffè Paulista di Lavazza (1965) agli immaginifici abitanti del pianeta Papalla per i televisori Philco (1966); da Pippo, l’ippopotamo azzurro dei pannolini Lines (1966-1967), alle pubblicità per l’olio Sasso (1968) e per la birra Peroni (1968). Le ricerche intorno al tema del cibo, visto nelle sue declinazioni eclettiche e anche ironiche, si affiancheranno in mostra ad attività legate ai temi sociali e alla diffusione culturale nelle quali Armando Testa non mancò di impegnarsi, come le campagne per Amnesty International, per il referendum sul divorzio, per la povertà e la fame nel mondo, a citarne solo alcune. Parallela e contigua a queste produzioni corre la ricerca inesauribile di Armando Testa su alcune questioni sempre aperte: non solo la figura umana, le geometrie, i pieni e i vuoti, il positivo e il negativo, ma anche soggetti specifici come le mani e sopratutto le dita, primo organo di senso e di percezione del mondo, alfabeto con il quale interpretiamo il soggetto e lo spazio che ci circonda.

Venezia Biennale Armando Testa

Christoph Büchel alla Fondazione Prada

Fondazione Prada presenta fino al 24 novembre il progetto “Monte di Pietà” ideato dall’artista Christoph Büchel nella sede di Venezia, il palazzo storico di Ca’ Corner della Regina.

“Monte di Pietà” è un’approfondita indagine del concetto di debito come radice della società umana e veicolo primario con cui è esercitato il potere politico e culturale. Storicamente un crocevia di commistioni e scambi commerciali e artistici, Venezia è il contesto ideale per esplorare le relazioni tra questi temi complessi e le profonde dinamiche della società contemporanea.

“Monte di Pietà” si sviluppa come un’installazione immersiva che si articola nel palazzo di Ca’ Corner e, in particolare, nel piano terra, mezzanino e primo piano nobile. Il progetto consiste in un banco dei pegni in fallimento basato sull’aspetto originale del Monte di Pietà di Venezia. In questo contesto è esposta l’opera The Diamond Maker (2020-) che Christoph Büchel ha concepito come una valigia contenente diamanti realizzati in laboratorio. I diamanti sono il risultato di un processo fisico e simbolico di distruzione e trasformazione dell’intero corpus di opere in possesso dell’artista, comprese quelle create nel corso della sua infanzia e giovinezza così come quelle non ancora realizzate. Sono stati prodotti da ALGORDANZA AG, un’azienda globale fondata in Svizzera nel 2004 che realizza diamanti della memoria. “Monte di Pietà” incorpora nuove produzioni, riferimenti a installazioni realizzate in precedenza da Büchel, una selezione eterogenea di oggetti, opere d’arte storiche e contemporanee e documenti legati alla storia della proprietà, al credito e alla finanza, allo sviluppo di collezioni e archivi, alla creazione e al significato di ricchezza reale o artificiale.

Venezia Biennale 2024 Christoph Buckle

Robert Indiana alle Procuratie Vecchie

Robert Indiana: The Sweet Mystery segna una delle presentazioni più significative fino ad oggi realizzate in Italia del lavoro del celebre artista Robert Indiana (1928-2018), che per primo emerse come figura chiave nel movimento della Pop art. Con una selezione mirata che abbraccia più di cinquant’anni di produzione artistica, la mostra esplora l’uso dell’autoreferenzialità da parte di Indiana per approfondire le questioni metafisiche sulla natura della vita, mostrando al pubblico un portale attraverso cui osservare il mondo in una prospettiva pop in continua evoluzione e trasformazione, proprio come la società a cui si rivolge.

Venezia Biennale 2024 Indiana
Marco Polo Venezia Biennale 2024

A Palazzo Ducale i mondi di Marco Polo

In perfetta unione di intenti con questa edizione della Biennale, il cui titolo “Foreigners everywhere – Stranieri ovunque” anticipa l’importanza della curiosità e dell’interesse per ciò che è diverso da noi come elementi utili per la costruzione di un mondo solidale, equo ed accogliente, fino al 29 settembre i mondi di Marco Polo approderanno a Palazzo Ducale. Trecento opere provenienti da tutto il mondo, manufatti, tessuti, carte geografiche e reperti testimonieranno non solo le tappe di quei lunghi viaggi ma anche gli incontri e gli scambi con popolazioni lontane a celebrazione di 700 anni dalla scomparsa di Marco Polo avvenuta nel 1324.

Julie Mehretu a Palazzo Grassi

Nel corso della sua vita, l’artista afro-americana Julie Mehretu, nata ad Addis Abeba nel 1970, ha viaggiato fra Europa, Stati Uniti e Africa. Facendo della diversità e della comunanza la sua bandiera.Non a caso ha scelto di intitolare “Ensemble” l’imponente mostra dislocata sui due piani di Palazzo Grassi.Accanto alle infinite stratificazioni dei suoi dipinti, si scoprono le opere degli artisti invitati da Julie Mehretu a esporre insieme a lei, scelti tra quelli che l’hanno ispirata e che hanno vissuto, come lei, l’esperienza di abbandono del proprio Paese, fuggendo dall’Etiopia, dall’Iran o dal Pakistan. Un tema caro alla Biennale di quest’anno.Un confronto che esalta le grandi tele dell’artista, coperte di sfumature che vanno dal rosso al blu, dal bianco al nero, trasformando la pittura in una forma di attivismo.Proprio al tema dei conflitti è dedicato il dipinto di Julie Mehretu che, pochi mesi fa, è stato battuto da Sotheby’s Hong Kong per la cifra astronomica di 9,32 milioni di dollari. Un record per un’artista di origine africana che ha superato di gran lunga il precedente, detenuto da Marlene Dumas. Fino al 6 gennaio 2025

Venezia Biennale 2024 Mehretu
Julie Mehretu by Josefina Santos

Pierre Huyghe a Punta della Dogana

“Liminal”, la mostra concepita da Pierre Huyghe in stretta collaborazione con la curatrice Anne Stenne, presenta nuove importanti creazioni dell’artista, affiancate a opere degli ultimi dieci anni, provenienti in particolare dalla Pinault Collection.

Pierre Huyghe si è sempre interrogato sul rapporto tra l’umano e il non umano e concepisce le sue opere come finzioni speculative da cui emergono altre forme di mondo possibili. Le finzioni sono per lui “mezzi per accedere al possibile o all’impossibile – a ciò che potrebbe o non potrebbe essere”.

Pierre Huyghe trasforma Punta della Dogana in uno spazio dinamico e sensibile in costante evoluzione. La mostra è una condizione transitoria popolata da creature umane e non umane, e diventa il luogo in cui si formano soggettività in perenne processo di apprendimento, trasformazione e ibridazione. Le loro memorie si amplificano grazie alle informazioni captate a partire da eventi, percettibili e impercettibili, che attraversano la mostra.

Per Pierre Huyghe, l’esposizione è un rituale imprevedibile, in cui si generano e coesistono nuove possibilità, senza gerarchia o determinismo. Con “Liminal”, l’artista rimette in discussione la nostra percezione della realtà fino a diventare estranei a noi stessi, da una prospettiva altra rispetto a quella umana, bensì inumana. Un voler scuotere le coscienze e portarle ad interrogarsi, esattamente in linea con il concept che Pedrosa ha voluto per questa Biennale 2024.

La mostra è sostenuta da Bottega Veneta. Gli abiti per l’opera Idiom sono realizzati dal direttore creativo di Bottega Veneta, Matthieu Blazy, in collaborazione con l’artista.

La mostra è realizzata in partenariato con il Leeum Museum of Art di Seul, dove sarà presentata nel febbraio 2025.

Venezia Biennale Pierre Huyghe

De Kooning alle Gallerie dell’Accademia

 È il primo progetto espositivo che analizza i due periodi che de Kooning ha trascorso in Italia, nel 1959 e nel 1969, e il profondo impatto che hanno avuto sul suo lavoro. Il percorso riunisce circa 75 opere ed è la più grande retrospettiva dell’artista mai organizzata in Italia.

I curatori Gary Garrels e Mario Codognato approfondiranno, come mai è stato fatto, l’influenza italiana sui successivi dipinti, disegni e sculture di de Kooning in America. L’effetto prolungato di questi due periodi creativi è testimoniato da una straordinaria selezione di opere che spaziano dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta.

«Siamo convinti che proporre de Kooning alle Gallerie dell’Accademia sia un’occasione unica in primis per l’importanza dell’artista, in secondo luogo per il tema e la speciale connessione con l’Italia che ci è cara e vicina» ha detto Giulio Manieri Elia, direttore delle Gallerie dell’Accademia. «Aggiungerei che, dopo la morte di de Kooning, le sue opere sono state esposte in Italia solo di rado: l’ultima mostra dedicata al suo lavoro risale a diciotto anni fa. Notevole, infine, è stata la qualità della selezione dei curatori circa le 75 opere che rappresentano la dimensione dei periodi più espressivi di de Kooning». Fino al 15 settembre

Venezia Biennale 2024 De Kooning

Buccellati alla Giudecca

Un percorso espositivo immersivo che attraverso le creazioni di Buccellati ripercorre temi ed ispirazioni del patrimonio artistico italiano. Portasigarette, borsette, scatole e piccoli accessori, Mario e Gianmaria Buccellati si sono cimentati nella creazione di piccoli capolavori ispirati alle architetture rinascimentali e alla preziosità dei tessuti. Fino al 18 giugno ad Officine 800.

Venezia Biennale 2024 Buccellati

Wael Shawky a Palazzo Grimani

La mostra riunisce l’opera filmica I Am Hymns of the New Temples – أنا تراتیل المعابد الجدیدة – realizzata dall’artista nel 2023 e che, dopo la sua anteprima al Parco Archeologico di Pompei, viene presentata a Venezia in anteprima museale internazionale – e una selezione di opere multi-materiche e disegni realizzati dall’artista fra il 2022 e il 2024. Il progetto espositivo è concepito come un dialogo ideale fra spazi e tempi differenti, in cui le opere contemporanee coesistono con le opere archeologiche e i saloni storici di Palazzo Grimani, delineando un percorso che dal Camaron d’Oro conduce prospetticamente alla cosiddetta Tribuna, nota anche come Antiquarium o Camerino delle Antichità, vero e proprio fulcro del palazzo e delle sue narrazioni.

Narratore di processi conoscitivi ed espressivi sospesi fra il documentabile e l’immaginabile, Wael Shawky esplora i modi in cui sono state scritte e raccontate le storie e analizza come esse abbiano modellato anche la realtà storica. Nelle sue opere – in cui si articolano film, disegno, pittura, scultura, installazione, performance e regia teatrale, sempre risultato di una ricerca sulle fonti storiche e letterarie – Shawky ci predispone infatti a una posizione di consapevolezza nei confronti dei meccanismi narrativi, antichi e contemporanei, con cui sono stati interpretati e trasmessi i fatti storici, sociali e culturali e, attraversando spazio e tempo, evoca una dimensione al contempo fattuale e immaginaria della storia e della società, come se esse non fossero mai definibili una volta e per sempre, o da un solo punto di vista.

Venezia Biennale 2024 Wael Shawky a Palazzo Grimani

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Per il Padiglione Italia a Venezia Biennale 2024 qui

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